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Quali sono le differenze tra architetto e ingegnere?

La ricerca continua sulle differenza tra architetto ingegnere, fa si che escano fuori motivazioni assurde. Ma davvero uno è meglio dell'altro?

La storica battaglia tra architetti e ingegneri è destinata a durare in eterno. Almeno fin quando entrambe le categorie sono pronte a contendersi fino all’ultima competenza professionale. Dalla parte degli ingegneri, gli architetti servono solo per i disegni e inutili sotto il profilo progettistico strutturale, dalla parte degli architetti, gli ingegneri servono solo per approssimare qualsiasi cosa. È celebre il detto “un ingegnere approssimerebbe un cavallo ad una sfera”, il che è tutto dire. Ma quali sono, tecnicamente, le differenze tra architetto e ingegnere?

Origini diverse

Gli architetti e gli ingegneri si differenziano già a partire dal corso di studi. Per uno, normalmente, più lungo e concentrato su finalità diverse, per l’altro più breve, se si sceglie di fermarsi alla triennale, oppure più lungo se si sceglie una specializzazione. Per entrambi, però, è necessario conseguire l’esame di stato abilitativo per poter eseguire la professione. Fino ad allora, entrambi avranno una qualifica di dottore in architettura o ingegneria.

Per diventare un architetto è possibile scegliere tra cinque percorsi formativi:

  • Laurea magistrale in Architettura, con durata quinquennale;
  • Magistrale in Ingegneria Edile e Architettura, anch’essa con durata quinquennale;
  • Laurea triennale in Ingegneria Edile e Architettura con integrazione di due anni di specializzazione;
  • Triennale in Gestione del Processo Edilizio con integrazione di due anni di specializzazione oppure Scienze dell’Architettura;
  • Altri corsi di laurea magistrale delle classi 4 e 8;
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Diverso discorso per l’ingegnere, che può aspirare alla professione già dopo il percorso triennale con la qualifica di ingegnere junior. Il percorso di studi, per l’aspirante ingegnere, può essere di durata triennale o quinquennale secondo le varie tipologie:

  • Laurea magistrale in Ingegneria Edile e Architettura, di durata quinquennale;
  • Triennale in Ingegneria Civile;
  • Laurea triennale in Ingegneria Civile con integrazione di due anni di specializzazione in diversi settori.

I settori per l’ingegneria sono: civile, delle acque e dei trasporti, civile e ambientale, civile per la gestione delle acque, sistemi di trasporto, trasporti e logistica, costruzioni, infrastrutture viarie e trasporti, strutture e geotecnica, edile, idraulica, pianificazione. Attualmente queste presenti negli atenei italiani, secondo il Centro Studi Orientamento (CeStOr).

Competenze professionali

Anche nell’ambito professionale, vengono fuori delle differenze tra architetto e ingegnere. Il diverso percorso di studi si rileva di forte impatto sulla futura professione. Da un lato si vedrà una mente più improntata al design, dall’altro un interesse verso le caratteristiche tecniche. Queste differenze, ovviamente, ripercuotono sulle parcelle dei professionisti. Il comune denominatore, dei due professionisti, è la progettazione strutturale e edile. L’architetto, però, si occupa anche di arredamento interni, progettazione grafica, restauro e interventi su edifici.

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L’ingegnere invece si occupa anche di progettazione di infrastrutture, catasto ed estimo, recupero e consolidamento strutturale, riqualificazione e certificazione energetica (di interesse anche per gli architetti). Per gli ingegneri subentrano delle limitazioni in base alla propria denominazione: secondo il Consiglio di Stato, con sentenza del 25 febbraio 2016, gli ingegneri junior hanno competenze solo in materia di edilizia privata. Gli ingegneri junior possono collaborare con gli ingegneri senior per la progettazione di grandi opere.

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Formazione etica e professionale

Gli ordini professionali sanciscono delle regole base da seguire nel corso della formazione e durante l’attività professionale. Anche per queste ci sono delle differenze per le due professioni. L’architetto nel suo percorso formativo dovrà conseguire 60 crediti formativi di cui 12 sull’aggiornamento deontologico e su discipline ordinistiche e fino ad un massimo di 15 crediti per pubblicazioni di articoli. Per l’ingegnere si va da un minimo di 30 crediti ad un massimo di 120 crediti da conseguire nelle diverse aree tematiche affini. Per le attività correlate all’etica e deontologia professionale, bastano 5 crediti formativi entro due anni dall’iscrizione all’albo.  

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Gianluigi Filippohttps://buildingcue.it
Laureato in Ingegneria Civile presso l' Università della Calabria con tesi sull'analisi del modello idraulico di una rete idrica. Laureando magistrale Ingegneria Civile indirizzo Idraulica.