di Fabio Ramundo 

Che cosa sia l’ArchViz non lo sa nessuno, se non, ovviamente, chi lavora in questa industria. E non è semplice spiegarlo a chi non è del settore. In realtà, non è semplice spiegarlo nemmeno a gran parte di quegli architetti ed ingegneri che non hanno intrapreso la strada della visualizzazione architettonica. Forse perché è un settore giovane, forse perché è pieno di inglesismi, forse per l’assenza di una letteratura ampia, ancora più ristretta se si considera solo quella italiana.

Sono tanti gli studenti, ma anche tanti i professori, che durante gli anni di studio all’università non hanno alcuna idea di ciò che si celi dietro un render professionale. Di solito per gli esami di progettazione e composizione architettonica sono richieste viste prospettiche che gli studenti sono costretti a realizzare senza alcuna conoscenza di modellazione 3D e rendering. Scoprire, però, che questo ramo dell’architettura va ben oltre il ‘render finale’ e che si affianca come parte fondamentale del workflow, sia alla progettazione del nuovo, sia al recupero dell’esistente e al restauro degli edifici di valenza storico-architettonica, è ancora oggi una sorpresa per i più. È quindi necessario andare in fondo e provare a darne una spiegazione a tutto tondo.

Che cos’è l’ArchViz?

L’ArchViz, abbreviazione di architectural visualisation, rende facilmente comprensibili i progetti, che siano essi architettonici o urbanistici, e mostra come appariranno una volta realizzati, andando oltre le tradizionali piante, sezioni e prospetti, e utilizzando ‘fotografie’ e/o ‘video animazioni’ creati interamente su un computer. L’ArchViz ha tante sfaccettature ed è difficile comprenderle tutte insieme, per questo ci soffermiamo su queste ‘fotografie’ chiamate render. La parola render deriva dal verbo inglese to render, che può essere tradotto semplicemente con rendere, oppure con presentare, tradurre, interpretare. Il render, che costituisce solo una piccola parte dell’ArchViz, dunque è qualcosa che serve per rendere l’idea di ciò che sarà dopo la fine dei lavori, per presentare un progetto e tradurlo in una lingua più facilmente comprensibile a tutti, che non sia quella delle piante e sezioni, per interpretare un progetto trasmettendo un messaggio. Sebbene l’industria dell’ArchViz sia nata negli anni ’90 e sia oggi in grande espansione, la rappresentazione tridimensionale degli edifici, e non solo, è nata parallelamente alla codifica del metodo della prospettiva, il quale raggiunse la sua massima espressione nel ‘600 con il Caravaggio. Ovviamente l’avvento del computer non poteva tralasciare l’importante ambito della rappresentazione e così è nata la computer grafica, meglio conosciuta come CG.

Oggi, i più grandi studi di architettura e ingegneria si affidano a 3D visualizer, interni o esterni alla compagnia stessa, affinché questi producano immagini, ed eventualmente video animazioni, dei loro progetti, cioè di qualcosa che ancora non esiste, che ancora non è stato realizzato. Si potrebbe dire, in taluni casi, che un render è una fotografia del futuro, scattata all’interno di uno spazio tridimensionale virtuale in cui l’architetto visualizzatore costruisce il modello di ciò che l’architetto progettista ha ideato.

Architetto visualizzatore, la professione del futuro?
Un esempio di render realizzato con Lumion. PH: archdaily.com

Il modello 3D non è costituito solo da forme e volumi, ma si arricchisce anche di colori, luci, materiali, con texture, riflessioni e rifrazioni, e tutto ciò che contribuisce a riprodurre fedelmente la realtà. Bisogna precisare che il render non è realizzato solo alla fine del processo, ma spesso affianca tutta la fase di progettazione, sin dalla definizione dei volumi. La produzione dei render, ossia di immagini, è di solito sottoposta alla direzione di un art director, cioè un artista, che potrebbe anche scegliere di allontanarsi dalla fedele riproduzione della realtà, quindi dalla creazione di render fotografici e utilizzare uno stile e un mood propri, che siano comunque in grado di trasmettere un messaggio. E non solo: la visualizzazione dell’architettura sfocia anche in campi diversi dall’architettura stessa. Basti pensare al campo pubblicitario, a quello dei videogiochi e delle animazioni 3D, a quello degli effetti speciali nella cinematografia e anche al campo della semplice fotografia. A dire il vero, storicamente parlando, è stata la visualizzazione strettamente architettonica a nascere e distaccarsi dal restante mondo del 3D, ma ad oggi con la formazione e i corsi di professionalizzazione i due settori possono essere interscambiati.

La ricostruzione di Notre Dame a partire da un videogioco

Dopo l’incendio del 15 aprile scorso alla Cattedrale di Notre Dame di Parigi, una notizia particolare ha fatto il giro del web, ossia la possibilità di ricostruire la cattedrale francese a partire dal modello 3D della stessa presente all’interno del gioco “Assassin’s Creed Unity” realizzata da Caroline Miousse per conto di Ubisoft, che ha basato il successo della saga sull’accuratezza storica in cui sono ambientate. In questo caso, il periodo storico è la Rivoluzione Francese e in fase di realizzazione del gioco si è fatto ricorso alla consulenza di storici, architetti e urbanisti che hanno ricreato la Parigi di fine ‘700. Notre Dame ha richiesto oltre due anni per poter essere ricostruita virtualmente, in ogni suo dettaglio, sino alla precisa posizione dei dipinti. Oggi, il lavoro della Miousse e del suo team, finalizzato alla produzione di un videogioco, potrebbe essere di fondamentale aiuto alla fedele ricostruzione, questa volta reale e non virtuale, della cattedrale parigina. Questo è un chiaro esempio di come l’ArchViz possa andare ben oltre il ‘semplice’ render.

Architetto visualizzatore, la professione del futuro?
La riproduzione della cattedrale di Notre Dame presente all’interno del videogioco ‘Assassin’s Creed Unity’. PH: assassinscreed.fandom.com