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Calcestruzzo auto-rigenerante, rivoluzione edile

La startup DMAT lancia un prodotto che potrebbe rivoluzionare il mondo dell’edilizia e le costruzioni in generale, ma non solo, la promessa è anche salvaguardare l’ambiente riducendone l’impatto.

Categorie Architettura green · News
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Molto spesso, imbattuti tra libri di storia e noiosissime lezioni scolastiche su antichità, date da ricordare ed aneddoti epici, ci siamo chiesti come i vecchi edifici durassero millenni. L’esempio più immediato è proprio quello degli edifici di Roma; resistono nonostante il trascorrere del tempo inesorabile. Come mai invece gli edifici “nuovi” ed in teoria tecnologicamente parlando innovativi cedono al primo soffio di vento? Oppure si deteriorano solamente con l’agire delle intemperie? Alcuni ricercatori tra l’Italia, Svizzera e Stati Uniti hanno sviluppato un nuovo studio che ha portato alla realizzazione di un calcestruzzo innovativo.

Partendo da un’attenta analisi su un edificio tutto italiano il Pantheon a Roma, tempio riconosciuto in tutto il mondo, si è scandagliato il sistema costruttivo e soprattutto i materiali utilizzati. La startup DMAT conferma che a breve sarà prodotto questo nuovo materiale super innovativo, un calcestruzzo auto-riparante. Non appena sarà collaudato, questo nuovo prodotto innovativo per le costruzioni entrerà in commercio.

Calcestruzzo
Crediti: Depositphotos.it

Lo studio del Pantheon

L’edificio del Pantheon ha suscitato grande interesse e stupore per gli studiosi di chimica e materiali. Ancora in perfetto stato di conservazione ci si chiede come fosse possibile resistere così a lungo. Se pensiamo che l’edificio eretto 1905 anni fa e fino ad oggi è ancora in uno stato a dir poco fenomenale; nonostante fino ad oggi sono passati svariati eventi che avrebbero potuto nuocere all’edificio, esso resiste ancora tanto da essere caso studio. Nel 2017 una ricerca cominciata e guidata dal chimico Admir Masic – professore associato di Ingegneria ambientale del MIT-Massachusetts Institute of Technology – ha identificato e catalogato gli elementi che ne hanno permesso la straordinaria longevità e durabilità nonostante abbia affrontato terremoti, incendi, intemperie e l’incuria dei secoli passati.

Lo studio in questione

Lo studio condotto dal pool di ricercatori è pubblicato sulla rivista Science Advances  (che è la prima rivista ad accesso aperto dell’American Association for the Advancement of Science – AAAS – , la casa editrice no-profit di Science). Sulle basi di questa ricerca la startup italiana DMAT, ha studiato e ricercato un nuovo materiale con caratteristiche più sostenibili, innovative ed amiche anche della tasca di un utente finale, facendo sì che i costi non aumentassero.

Il prodotto in questione è il calcestruzzo con qualità più durevoli, soprattutto più sostenibili ed economiche. Admir Masic , Carlo Andrea Guatterini, il francese Nicolas Chanut, con il fondatore della DMAT Paolo Sabatini sono sbarcati negli States per proseguire con gli studi, produzione e sviluppo del materiale. A breve verrà anche già commercializzato e sarà uno dei calcestruzzi più innovativi sul mercato.

Caratteristica principale e super qualificante è l’autoriparazione, questa nuova generazione di calcestruzzi è in grado, grazie alle sue caratteristiche di autorigenerarsi; guadagnandosi la certificazione dall’Istituto di Meccanica dei Materiali in Svizzera. Non solo, DMAT garantisce anche un’alta peculiarità, la sostenibilità del materiale; infatti questo gode di proprietà eco compatibili abbattendo sia costi che emissioni di anidride carbonica, in relazione ai tradizionali prodotti già presenti sul mercato.

Calcestruzzo
Crediti: Depositphotos.it

Il calcestruzzo come innovazione

Il prodotto che entrerà sul mercato è denominato D-Lime che ha caratteristiche performanti di durabilità e sostenibilità ambientali; un calcestruzzo che permette di allungare la vita e soprattutto le qualità generali della costruzione; peculiarità principale è quella di auto- riparare le fessure ed eventuali crepe. Il cemento romano che è stato sottoposto a vari studi aveva caratteristiche simili; viene attivato dall’acqua che, invece di causare fenomeni di corrosione, sul materiale, richiude le fessurazioni con un processo simile a quello della cicatrizzazione dei connettivi biologici.

Questo prodotto è anche ecologicamente sostenibile, infatti riesce a risparmiare almeno il 20% delle emissioni di anidride carbonica. Il modello di produzione del nuovo calcestruzzo sviluppato da DMAT è diretto; i produttori tramite un piano di licenze destinato ai sopraddetti, alle aziende di costruzione e agli sviluppatori immobiliari, potranno applicare direttamente una nuova formula senza modifiche o adattamenti agli impianti produttivi propri. La nuova tecnologia di DMAT è in grado di realizzare prodotti che a parità di performance consentiranno di ottenere un risparmio fino al 50% dei costi totali, insomma un triplo guadagno che interessa ambiente, produttori e consumatori.

Crediti: Depositphotos.it

Calcestruzzo eco-compatibile

Il mercato del calcestruzzo italiano ad oggi vale circa 650 miliardi di euro. Questo prodotto così tanto noto è anche molto impattante a livello ambientale. I processi che portano alla produzione del calcestruzzo sono imputati come i più inquinanti al mondo. Secondo una stima la filiera industriale è responsabile del 8 % delle emissioni di anidride carbonica totale. Inoltre il calcestruzzo è considerato anche l materiale più utilizzato, basti pensare che ogni anno vengono prodotte circa 33 tonnellate di materiale; per fare un confronto parliamo di circa 18 volte il peso della produzione globale di acciaio e di circa 8 volte il peso di tutte le automobili mai prodotte nella storia.

Grazie anche a questa ingente produzione ogni anno si realizzano quattro milioni di edifici, 11mila edifici al giorno. Insomma questo materiale è si indispensabile ma può, se migliorato in termini ecologici, contribuire anch’esso alle nuove sfide lanciate dai Governi. Gli ultimi moniti lanciati dai vertici mondiali auspicano una compartecipazione di tutti, sia tutti i settori che tutti i player mondiali, anzi, siamo tutti chiamati a rispondere presente alla sfida di sopravvivenza che si chiama Pianeta Terra.

Crediti: Depositphotos.it

Alcune dichiarazioni che fanno ben sperare

Il Ceo di DMAT Paolo Sabatini spiega in una nota:

«La missione di DMAT è quella di rendere più green e performante un ecosistema dai volumi enormi come quello del calcestruzzo. Per riuscirci, lavoriamo e continueremo a lavorare inseguendo due macro-obiettivi: aumentare la durabilità di questo materiale diminuendone l’impatto ambientale. Oggi siamo l’unico player che riesce a garantire un miglioramento della performance strutturale del 50% con una riduzione delle emissioni di CO2 del 20%. Un risultato straordinario, soprattutto se si considera che permettiamo di raggiungerlo senza costi aggiuntivi, ma, anzi, offrendo il prezzo più competitivo sul mercato».

Ed aggiunge ancora:

«I volumi di richiesta di calcestruzzo del mercato globale e le finalità per cui viene utilizzato, dall’edificazione di infrastrutture strategiche alla costruzione di alloggi e luoghi di lavoro realizzati in ogni angolo del pianeta con costi contenuti, spiegano da soli quanto esso sia realmente uno dei prodotti più democratici della nostra epoca. La cattiva reputazione che talvolta ancora oggi accompagna questo materiale è soprattutto legata ai problemi di durabilità nel tempo e all’impatto ambientale della sua filiera produttiva, in particolare all’utilizzo di uno dei suoi ingredienti principali, il cemento.

Ma anche il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo definisce la sostenibilità come un driver di progresso che deve poggiare su tre pilastri: la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Oggi il calcestruzzo integra i primi due di questi bisogni. DMAT si concentra sul terzo, sviluppando tecnologie che rendono più green e longevo uno dei prodotti più indispensabili alla società contemporanea. La sua competitività economica e accessibilità globale sono già un dato di fatto. Noi lavoriamo ogni giorno per farne un materiale sostenibile al 100%».

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