Lunedi 26 novembre alle 21.53 qualche minuto in piu’ o in meno, arriverà la sonda Insight inviata su Marte circa 6 mesi fa. La sonda partita dalla base spaziale di Vandenberg in California e si poserà sulla regione di Marte Elysium Planitia.

Insight, acronimo di Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, che tradotto in italiano sta per «Esplorazione interna mediante l’utilizzo di indagini sismiche, geodesia e trasporto di calore», ha una missione chiara e ben precisa: scoprire quello che c’è all’interno del pianeta, cosa si nasconde nel suo sottosuolo se esistono “martemoti” e soprattutto capire come si è evoluto nel corso di milioni e milioni di anni. L’idea è quella di fare un salto indietro nel tempo addirittura di 4, 5 miliardi di anni per scoprire cosa è accaduto al momento della formazione del Sistema Solare.

Sismografia su Marte

Tra questi strumenti inviati su Marte vi è un sismografo che rileverà le scosse su Marte. Tutti gli strumenti scientifici impiegati sono sviluppati e costruiti in Europa. Il Politecnico federale di Zurigo e in particolare il Servizio Sismico Svizzero (SED) parteciperanno al progetto su diversi fronti: quello dello sviluppo dell’hardware (elettronica), quello dell’elaborazione dei dati (analisi dei dati di misurazione sismica per la rilevazione e la classificazione delle scosse su Marte) e infine quello dell’interpretazione dei dati sismici volti ad acquisire delle conoscenze sulla parte interna del pianeta.

Una volta effettuato l’atterraggio sulla pianura Elysium Planitia di Marte sarà necessario qualche mese prima che gli strumenti siano collocati sulla superficie e ne sia verificato il corretto funzionamento. Il video seguente mostra la fase di installazione. Dapprima vengono collocati i pannelli solari necessari per l’approvvigionamento energetico, dopodiché viene installato il sismografo direttamente sul sottosuolo e avvolto con uno schermo protettivo e infine viene collocato l’apparecchio HP3 che effettuerà uno scavo nel sottosuolo di Marte fino a raggiungere una profondità di cinque metri.

PH: http://www.seismo.ethz.ch

Cosa sono i Martemoti?

I terremoti sulla Terra accadono molte volte al giorno, in gran parte a causa delle placche continentali che si spostano mentre fluttuano sul mantello sottostante. Marte invece non sembra avere placche, ma quest’ultime non sono le uniche che possono far tremare il terreno. Ad esempio a causare “martemoti” potrebbero essere l’apertura di fessure causate dallo stress di una superficie contratta da raffreddamento del pianeta. Oppure dalla pressione del magma che muovendosi spingerebbe dalla profondità del sottosuolo verso l’esterno o anche persino da impatti con meteoriti.

PH: http://www.seismo.ethz.ch

Capire come questi “moti” si formano sul Pianeta Rosso può essere fondamentale per capire meglio cosa c’è nella profondità di Marte.

I terremoti di qualsiasi tipo inviano onde sismiche intorno e attraverso il pianeta. Gli scienziati possono studiare il modo in cui quelle onde rimbalzano su strati profondi del sottoterra, per aiutare a capire come è l’interno di un pianeta.

InSight misurerà di più della sismologia. Lo spostamento Doppler di un segnale radio sulla sonda può rivelare se il nucleo del pianeta è ancora fuso; inoltre una sonda auto scavatrice è stata progettata per misurare il calore dall’interno. I sensori di vento, pressione e temperatura consentiranno agli scienziati di sottrarre il “white noise” vibrazionale causato dalle condizioni meteorologiche. La combinazione di tutti questi dati ci fornirà l’immagine più completa di Marte.

Vantaggi di capire cosa accade su Marte

“La storia primordiale della Terra è stata spazzata via dalla continua agitazione e riciclo della crosta. Marte, invece conserva ancora le sue impronte digitali” secondo Banerdt. “La Terra è così attiva che la prova di tutti questi processi è stata praticamente cancellata dalla tettonica delle placche”, ha detto.

Guardare quindi alle onde sismiche all’interno del nostro pianeta non ci dice molto su come si è formato. Tuttavia, dal momento che tutti i pianeti rocciosi si sono formati allo stesso modo, guardare a Marte potrebbe dirci molte cose di come si è formato il nostro pianeta.

L’Italia cosa porterà su Marte?

Ci sarà anche qualcosa di italiano su Marte.  Oltre al sismografo, a uno strumento per localizzare la sonda stessa, una stazione meteo e due telecamere, a bordo c’è anche LaRRI (Laser Retro-Reflector for InSight), uno strumento sviluppato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana. «I microriflettori di nuova generazione come LaRRI –ha spiegato il coordinatore del progetto Simone Dell’Agnello, dei Laboratori Infn di Frascati – vengono installati su superfici planetarie per misurarne la posizione da stazioni laser che si trovano su satelliti in orbita, ad alcune centinaia di chilometri di altitudine».