Coste italiane ridotte del 50 per cento

Molto preoccupante il rapporto di Legambiente sulle coste italiane. Il 50 per cento delle spiagge sono sparite. Quali sono le cause?

Coste italiane ridotte del 50 per cento.
Coste italiane ridotte del 50 per cento.

L’erosione costiera, nei prossimi decenni, potrebbe essere un problema serio. Fattori climatici sembrano essere la causa principale, ma un dato allarmante viene dall’edilizia. Troppo terreno viene asportato dalle coste italiane per favorire luoghi turistici e strutture esclusive.

La parola a Legambiente

Il dato preoccupante emerge dal dossier di Legambiente che richiama all’attenzione delle istituzioni per intervenire ed evitare un disastro irreversibile. Sul dossier si legge che dal 1970 i tratti di spiaggia soggetti ad erosione sono, addirittura, triplicati. Oltre il 40 per cento delle coste sabbiose è quindi a rischio e, in alcune regioni, questo dato sale oltre il 60 per cento. Si traduce in una perdita di 23 metri di profondità di spiaggia per 1750 chilometri di litorale in erosione, stimati più di 40 milioni di metri quadrati di spiagge.

Erosione costiera. Ph. Gazzetta

Ma perché è tanto preoccupante questo dato? In primis per i rischi di inondazione. Allo stato attuale, sono già molte le città costiere a rischio inondazione, specie nel periodo delle mareggiate che caratterizzano i mesi autunnali e pre – primaverili. L’innalzamento del mare, per via dei cambiamenti climatici, è una realtà evidente e, sicuramente, l’erosione delle coste non giocherebbero a favore dei paesi costieri.

L’edilizia principale causa

Sebbene il fattore climatico influenza di molto l’erosione costiera, per via dell’innalzamento del mare, a preoccupare gli esperti sono le troppe esportazioni di sabbia marina. Questo tipo di sabbia viene comunemente usata poichè di facile compattazione e viene utilizzata per produrre il calcestruzzo, dalle ottime caratteristiche, per la costruzione di grandi opere. Le quantità di sabbia necessaria per la costruzione di queste opere sono enormi e da capogiro: 200 tonnellate per una villetta unifamiliare, 3 mila tonnellate per edifici di grandi dimensioni e oltre 30 mila tonnellate per infrastrutture di trasporto.

E come tutto avviene in natura, subiamo le conseguenze a lungo termine. La mancanza di una regolamentazione, fino agli anni ’60, sui litorali, ha portato all’abuso. Le coste italiane sono considerate come cave a cielo aperto da deturpare, in Italia come nel mondo. Il caso più lampante: Palm Island Resort a Dubai. Un’isola artificiale, per la felicità dei ricchi.

Squilibrio innaturale

Le spiagge hanno una propria evoluzione temporale che cambia a seconda delle stagioni. Un profilo di spiaggia risulta essere diverso a seconda se lo si guarda in estate o in inverno. Mentre nel primo caso risulta essere più disteso, nel secondo caso risulta essere più ripido. Il tutto avviene in totale equilibrio naturale. La quantità di sabbia rimane uguale, i fondali mutano e le coste vengono protette. Ma cosa succede se questo equilibrio viene interrotto?

Ripascimento in Toscana. Ph. Regione Toscana

In gergo tecnico questa operazione viene chiamata ripascimento, ovvero estrazione e riposizionamento. In sostanza questo movimento viene utilizzato per allargare spiagge (spiagge più larghe significa più stabilimenti balneari, strutture turistiche) oppure per essere trattata e utilizzata in edilizia. Pensiamo ad un cumulo di sabbia come uno scudo protettivo per le coste. Se questo scudo manca, le coste non sono al sicuro. Insomma, troppo spesso l’uomo si sostituisce alla Natura, prendendo (con la forza) senza donare.

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