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La Covid-19 non ferma la rinascita del ponte Morandi

La voglia di ripartire, la speranza di un popolo intero. L’Italia non vede l’ora di poter ricominciare. Senza arrendersi, combattendo. L’emblema di tale sentimento lo si respira a Genova. Non si fermano i lavori per la costruzione del ponte Morandi nonostante l’emergenza Covid-19.

Nell’ultimo decreto #iorestoacasa sono elencati i vari settori che resteranno in attività. Tra questi il settore civile. Quindi continuano l’attività delle imprese impegnate in costruzioni e ristrutturazioni ospedaliere, costruzione di strade, urbanizzazione. La maggior parte dell’Italia si ferma ma non le costruzioni. Tra queste, appunto, la realizzazione del viadotto Polcevera.

Nonostante i rallentamenti, la costruzione continua a passi regolari. L’impresa esecutrice dei lavori, la Cossi Costruzioni, fa sapere che si sospenderanno temporaneamente i lavori, subito dopo aver varato l’ultima trave, per motivi precauzionali. Intanto un fascio di luci tricolore descrivono lo spirito e la determinazione dell’intera nazione.

Lavoro quasi completo

Nella serata di domenica 22 marzo è stato raggiunto il tanto atteso traguardo. La terza e ultima campata da 100 metri e ben 1880 tonnellate è stata varata sulle pile 10 e 11. Portata ad un’altezza di 40 metri dal piano campagna, dona già spessore all’intero scheletro della struttura che sarà. Tutto avvenuto nell’arco di 48 ore.

Lavorazione in cantiere, aggiornamento 24 marzo 2020. Ph. commissario.ricostruzione.genova.it

Al termine di questa settimana difficile, è arrivato in quota il terzo impalcato da 100 metri del viadotto Polcevera. Avanti tutta, insieme ce la faremo.

Così scrive il Governatore della Liguria, Giovanni Toti, sui suoi canali social.

Il modello seguito dalle imprese, modello fast track, ha portato i grandi risultati in tempi assolutamente da record. Il modello è stato scelto per consentire lo svolgimento di più operazioni allo stesso momento: sottofondazioni, fondazioni delle pile sono state effettuate quasi in contemporanea alla demolizione dei detriti del vecchio ponte Morandi. La prima fondazione fu gettata nel 24 giugno 2019. In meno di un anno si è riusciti a fare l’impensabile e, quasi sicuramente, si sarebbero potuti portare a termine i lavori per il ponte Morandi se non si fosse verificata l’emergenza Covid-19.

Cosa manca?

Lo scheletro è in fase di ultimazione. Mancano, dunque, organi e tessuti. Certo è che il rallentamento dovuto all’emergenza Covid-19 prolungherà, sicuramente, i lavori di ultimazione. Del resto, gli imprevisti, in fase di progettazione, sono sempre calcolati. Questo discorso però non vale per le pandemie.

Lavorazione in cantiere, aggiornamento 24 marzo 2020. Ph. commissario.ricostruzione.genova.it

Quanto ci vorrà, allora, per poter vedere il ponte Morandi “calpestato”? I tempi sono del tutto incerti vista la situazione. Quel che è certo è che manca davvero poco per ultimare il viadotto. Il prossimo step riguarda la messa in opera degli impianti tra cui sistema di smaltimento acque, percorsi pedonali per la manutenzione, impianti elettrici e impianti per la manutenzione interna dell’impalcato. Ciò che richiederà più tempo sarà sicuramente la messa in opera della soletta del ponte. Un conglomerato di 8.000 metri cubi che, in accordo con il modello fast track, saranno gettati in contemporanea dalle estremità del ponte verso il centro con getto continuo 24 ore su 24. Il tutto in tempi record: 7 giorni.

Poi toccherà al corredo di urbanizzazione, quell’insieme di elementi che rendono la struttura efficace: asfalto, pannelli fonoassorbenti, segnaletica e illuminazione che sarà alimentata da energia rinnovabile prodotta dai pannelli fotovoltaici. Una cosa è certa: il ponte rappresenterà un’Italia che non si arrende, pronti a rinascere anche in emergenza planetaria.

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Gianluigi Filippohttps://buildingcue.it
Laureato in Ingegneria Civile presso l' Università della Calabria con tesi sull'analisi del modello idraulico di una rete idrica. Laureando magistrale Ingegneria Civile indirizzo Idraulica.