Ancora non è terminato lo sciame sismico che ha interessato la Sicilia nelle ultime settimane. Molti i danni registrati ai piedi dell’Etna dove si registrano spostamenti di suolo di 50 centimetri secondo l’INGV, l’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

I radar dei satelliti italiani COSMO-SkyMed ed europei Sentinel-1 hanno registrato un notevole spostamento dopo le attività recenti prima di Capodanno 2018. In pratica il suolo nell’area di Catania e dell’Etna si è spostato in seguito all’eruzione del vulcano siciliano e allo sciame sismico.

Eruzioni e terremoti: eventi collegati?

La presenza di un terremoto vicino a un vulcano non sono strettamente correlati tra loro. In generale non lo è, ma con le dovute eccezioni.

Ad esempio, l’imponente eruzione del monte Pinatubo nelle Filippine del 1991 per esempio, sembrerebbe essere stata innescata da un sisma di magnitudo 7.7 avvenuto il 16 luglio del 1990: «L’energia rilasciata dal sisma potrebbe aver agito sul serbatoio magmatico con una pressione di circa 1 atmosfera, sufficiente per miscelare due tipi di magmi diversi il cui risultato ha portato all’esplosione » ha spiegato Bartolome Bautista, dell’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia. Molte volte è la prima scossa di terremoto che provoca la riapertura di fessure eruttive e conseguenti colate laviche.

Al contrario, alcune volte i terremoti a loro volta possono essere generati da movimenti di masse magmatiche presenti nelle aree epicentrali. Spesso accade, infatti, che l’intrusione di un dicco magmatico trasferisca uno stress alle strutture tettoniche circostanti provocando terremoti anche di elevata magnitudo.

Nel caso del terremoto di Catania, l’INGV conferma che il terremoto non risulta generato dai movimenti magmatici.

PH:INGV (scosse del 24 dicembre)

Analisi dei danni da foto raccolte sul luogo

La redazione di Building Cue è riuscita con l’aiuto di Raffaele Cucuzza, persona del luogo, a raccogliere delle foto di danneggiamenti avvenuti nel comune di Zafferana Etnea frazione di Fleri ai piedi dell’Etna. Queste sono state analizzate per ricercare tipicità nei collassi parziali degli edifici. La maggior parte di questi ultimi risulta essere costruita in muratura. Risultano essere le prime analisi dei crolli, seppur parziali.

(Spiegazione dei principali meccanismi dopo la foto)

1. Costruzioni in pietra

Collasso di edifici costruiti con carenti materiali da costruzione, probabilmente in pietra.

2. Danneggiamento a taglio di colonne prismali

Danneggiamento forse dovuto alla carente staffatura che ha portato all’apertura delle barre longitudinali.

3. Mancanza di adeguato spazio tra due edifici

4. Ribaltamento composto di pareti

Il meccanismo si manifesta attraverso la rotazione rigida di intere facciate o porzioni di pareti rispetto ad assi in prevalenza orizzontali accompagnata dal trascinamento di parti delle strutture murarie appartenenti alle parti del controvento.

5. Ribaltamento semplice

Il meccanismo di ribaltamento semplice si instaura se il macroelemento non presenta un adeguato vincolo in sommità o quando il collegamento tra le pareti ortogonali risulta poco efficace o in alcuni casi assente. In questo caso sembra mancare un effettivo collegamento di sommità tra pareti e tetto.

6. Sfondamento della parete del timpano

Il meccanismo si manifesta con l’espulsione di materiale dalla zona sommitale della parete del timpano e col distacco di corpi cuneiformi definiti da sezioni di frattura oblique e verticali per azioni fuori dal piano.

7. Tipiche crepe diagonali e rilascio dell’intonaco

8. Lesioni nei tamponamenti di facciata

Tipiche lesioni diagonali nei tamponamenti

9. Aperture di fratture sulla strada

10. Distaccamento di muratura in prossimità dei solai

Spesso dovuto alla mancanza di adeguato ancoraggio tra solaio e pareti.