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I dati che mostrano lo stato dell’edilizia scolastica italiana

Comprendere un problema attraverso dati puliti, chiari, affidabili è il primo passo per risolverlo. L’abbiamo appena imparato dall’esperienza del Covid-19, ma questa lezione ci torna utile anche quando si parla di edilizia pubblica.

In questi giorni la scuola italiana è sotto la lente di ingrandimento di genitori, esperti e amministratori, preoccupati dalla tenuta degli istituti rispetto all’attuale emergenza sanitaria. Il nuovo DPCM ha previsto la didattica a distanza per gli alunni delle scuole superiori. Mentre per asili, scuole elementari e 1° media continueranno con le lezioni in presenza. Ogni volta che però si parla di scuole ci si pone sempre la domanda circa lo stato di salute dell’edilizia scolastica. Sono tanti, infatti, gli incidenti che in questi anni hanno coinvolto diversi istituti, dovuti alla scarsa manutenzione e progettazione delle strutture. I dati del XVII Rapporto di Cittadinanzattiva mostrano un quadro per niente buono.

Il rapporto ufficiale sull’edilizia scolastica

Il periodo fra settembre 2018 e luglio 2019 è stato il peggiore in termini di crolli all’interno di sedi scolastiche. 1 ogni 3 giorni, per un totale di 70. Bisogna però anche dare atto del fatto che qualcosa si è mosso. Ad esempio si è creato il Fondo Unico per l’Edilizia scolastica con il recupero dei fondi non utilizzati. Mentre a partire dal 2014 sono state stanziate risorse economiche pari a quasi 10 miliardi di euro. Nel 2015 invece sono stati pubblicati i primi dati, in forma open, dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica.

A cui si spera potrà presto aggiungersi anche la mappatura satellitare dei plessi scolastici con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana. Proprio la pubblicazione dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, a opera del MIUR, costituisce una preziosissima fonte di informazione sulla situazione delle scuole italiane, nonché un nuovo importante passo in avanti nella persecuzione delle politiche di open data della Pubblica Amministrazione.

I numeri dell’edilizia scolastica

Grazie ai dati del MIUR è possibile, per ogni cittadino, analizzare sotto numerosi punti di vista il patrimonio scolastico italiano. Con riferimento all’anno 2018/19 e escluso il Trentino-Alto Adige, in Italia si contano 47.705 scuole, ospitate in 40.160 sedi, circa il 17% in più rispetto alla rilevazione precedente. La Lombardia è la regione con più sedi.

I dati che mostrano lo stato dell'edilizia scolastica italiana
Distribuzione edifici scolastici in Italia. Elaborazione su base dati MIUR 2018-19, immagine realizzata da Rosalia Moffa.

Poco più della metà delle scuole italiane è edificata prima del 1975 e poco meno di 1/3, per l’esattezza 11.330, ancor prima del 1960. Percentualmente questa categoria si colloca soprattutto in Liguria.

Percentuale di scuole edificate prima del 1960 sul totale. Elaborazione su base dati MIUR 2018-19, immagine realizzata da Rosalia Moffa.

Non solo scuole vecchie però. Quasi 3.000 scuole sono realizzate dopo il 2000 e la regione con più nuove edificazioni scolastiche sul totale è il Molise. seguito dall’Emilia Romagna.

Regioni con più del 10% di sedi scolastiche edificate dopo il 2000. Elaborazione su base dati MIUR 2018-19, immagine realizzata da Rosalia Moffa.

Le scuole in zona sismica

I dati del MIUR consentono anche di valutare quante e quali scuole si trovano in zone sottoposte a vincolo idrogeologico e sismico. E quante di queste sono state progettate, o successivamente adeguate, secondo una specifica normativa tecnica di costruzione antisismica. Dal rapporto emerge che, sui circa 40.000 istituti, per ben 34.906 (circa l’87%) non siano state seguite normative di progettazione antisismica, sebbene i dati MIUR non specifichino esattamente con quale criterio questa distinzione sia stata operata.

I dati che mostrano lo stato dell'edilizia scolastica italiana
Edifici scolastici privi di progettazione antisismica e Rank Top 2 regioni per numero di sedi per zona di rischio. Elaborazione su base dati MIUR 2018-19, immagine realizzata da Rosalia Moffa.

Circa la metà di questi edifici (13.663) sorgono in area classificate come a medio o elevato rischio sismico, ovvero zone I e II secondo la classificazione dell’INGV.

Gli open data contro la frammentazione dei risultati

I dati messi in chiaro dal MIUR possono essere cruciali per identificare situazioni di urgente fragilità della nostra ediliza scolastica. Questa finalità però deve essere perseguita con tenacia, aggiornando i dati pedissequamente, arricchendoli, affinandoli. D’altra parte, la frammentazione delle informazioni è un problema che si traduce anche nel paradosso di avere dei fondi disponibili ma di trovarsi nell’impossibilità di spenderli. È la denuncia di Cittadinanzattiva, la quale rileva di aver contato, a settembre 2019, almeno 15 filoni di finanziamento attivi per l’edilizia scolastica, per un totale di 5 miliardi di euro. Solo uno di questi però, dal valore di 150 milioni, risulta essersi effettivamente concluso con successo. Gli altri risultavano ancora bloccati ad un qualche livello burocratico.

È ancora troppo difficile capire effettivamente a che punto ci si trovi rispetto all’intervento in corso o da realizzare, se non andando a intervistare il singolo Comune.” La nuova Anagrafe della scuola, che pur colma un vuoto importante nel flusso delle informazioni, potrebbe in un futuro prossimo accorpare anche questa funzione e diventare centrale nella gestione del ciclo di vita di uno stanziamento economico destinato all’edilizia scolastica.

di Rosalia Moffa

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