Nel dicembre del 2017 è stato approvato il dm 01/12/2017 n. 560 che definisce una serie di novità in merito al Building Information Modelling, in base a quanto previsto dal Codice appalti del dlgs 50/2016. Con il Decreto BIM si è stabilito principalmente le modalità ed i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei metodi e degli strumenti elettronici specifici adottati dalle stazioni appaltanti, dalle amministrazioni concedenti e dagli operatori economici.

Decreto BIM, dal 2020 obbligo digitalizzazione per lavori superiori a 50M
Ph: bim.acca.it

Tempi di progressiva introduzione

Il decreto BIM prevede un’introduzione graduale dell’obbligo di adozione del BIM negli appalti. L’obbiettivo prefissato è quello di rendere dal 2025 il BIM obbligatorio. Nello specifico, all’art. 6 del decreto vengono definiti i “Tempi di introduzione obbligatoria dei metodi e strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture”:

  • dal 1° gennaio 2019 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 100 milioni di euro;
  • dal 1° gennaio 2020 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 50 milioni di euro;
  • dal 1° gennaio 2021 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 15 milioni di euro;
  • dal 1° gennaio 2022 per le opere di importo a base di gara pari o superiore alla soglia di cui all’art.35 del Codice dei contratti pubblici;
  • dal 1° gennaio 2023 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro;
  • dal 1° gennaio 2025 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara inferiore a 1 milione di euro.

Il Decreto BIM

Il decreto nasce da una Commissione appositamente istituita dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e costituita da rappresentanti del Ministero stesso, da Anac, Agid, Università degli Studi di Brescia, Sapienza di Roma, Federico II di Napoli, Politecnico di Milano, Rete delle Professioni Tecniche e principali stakeholder del settore. Nel contenuto il documento disciplina le modalità ed i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei metodi e degli strumenti elettronici e individua gli adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti e i contenuti informativi del capitolato. Per le stazioni appaltanti viene pure regolamentato il piano di formazione del personale, il piano di acquisizione e di manutenzione hardware e software di gestione digitale dei processi informativi e decisionali e la definizione di un atto organizzativo per il processo di controllo e gestione dei dati e dei conflitti.

Decreto BIM, dal 2020 obbligo digitalizzazione per lavori superiori a 50M
Ph: bimportale.com

Piattaforme, formati e capitolati

Con l’adozione della metodologia BIM si prevede che le stazioni appaltanti utilizzino piattaforme interoperabili che facciano uso di formati aperti non proprietari. Le informazioni ed i dati che caratterizzano un progetto diventano pertanto condivise tra le varie figure coinvolte nella costruzione e nella gestione di un intervento. Il formato aperto diventa così indispensabile per la buona ottimizzazione dei processi. L’introduzione di un Capitolato Informativo inoltre, consente di attribuire alla stazione appaltante il ruolo di soggetto determinante del procedimento di modellazione e gestione informativa. Ciò consente di predefinire il rapporto tra stazione appaltante e appaltatrice e le modalità con cui avviene lo scambio delle informazioni. L’appaltatore infine, risponde al Capitolato informativo con un piano di Gestione Informativa (pGI).

Decreto BIM, dal 2020 obbligo digitalizzazione per lavori superiori a 50M
Ph: bimstrutturale.org

Vantaggi

Come già ampiamente espresso dal MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) c’è la volontà di migliorare la qualità dei progetti e delle opere. La digitalizzazione del settore delle costruzioni apporta benefici alla spesa pubblica e si rende più efficace l’operato delle Stazioni Appaltanti con incremento della loro redditività. Si possono riscontrare almeno il 10% di risparmio di gestione e durante la vita utile delle strutture riducendo le varianti in corso d’opera e prevedendo le attività di manutenzione sia ordinaria che straordinaria.