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Deiezioni dei suini: il nuovo asfalto

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greenreport.it

I nostri amici animali, continuano a produrre innovazione nel campo dell’eco-sostenibilità ambientale, un concetto che spesso prende vita nei diversi dibattiti politici e sociali, ma a cui molto spesso non si riesce a dare una concreta chiave di lettura.
E’ abbastanza nota la problematica riscontrata nel manto stradale di qualsiasi città del mondo,crepe e buche, diventano sempre più numerose, rappresentando un pericolo per gli automobilisti, ma soprattutto per chi viaggia in moto o in bici. Da un recente studio americano il problema potrebbe essere risolto con ottimi risultati ed un bassissimo impatto ambientale, utilizzando le deiezioni dei suini. Tale ricerca viene messa in evidenza da parte  della National Science Foundation, un progetto nato e diretto magistralmente dal professor Elli Fini insieme alla sua équipe, il quale ha come scopo principale, quello di trasformare il letame del suino in asfalto. La domanda che sorgerebbe alquanto spontanea sarebbe: perché proprio quella del suino? La risposta a tale interrogativo la ritroviamo proprio in tale progetto, in cui viene spiegato, che tali escrementi contengono un olio particolare simile al petrolio, il quale non potendo essere soggetto a processi di raffinazione per produrre combustibili come ad esempio la benzina, può essere impiegato in altri settori, riguardanti maggiormente la produzione di massa bituminosa, o meglio, biomassa bituminosa.

 

Il professore Fini insieme al suo team ha realizzato il cosiddetto PiGrid, il quale oltre a trovare impiego come asfalto, può essere utilizzato come legante per la produzione di libri o collante per pavimenti. I numerosi vantaggi che esso comporta sono: bassi costi di produzione, maggiore resistenza della superficie, che a sua volte induce ad una diminuzione della possibilità di lesioni dovute anche ad un processo di invecchiamento. L’impiego di tale biomassa favorisce anche la tanto ricercata via del riciclo di ampie quantità di rifiuti di origine animale; ogni anno si potrebbe contribuire ad un contenimento di emissioni di gas che evolvono verso un aumento delle concentrazioni dei gas serra ed eccessi di fioriture algali.
Tirando un po’ le somme, possiamo affermare che la natura non smette mai di stupirci, e la ricerca non smette mai di affascinarci. Si può migliorare il nostro stile di vita, iniziando a migliorare il mondo in cui viviamo, e direi che questa ricerca può rappresentare un ottimo punto di partenza da andare a sommare a tanti altri.

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Gabriele Calirihttp://building.closeupengineering.it
Gabriele Caliri, laureato in Ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio presso l'Università degli studi di Palermo. Cultore di letteratura e scienza, che esprime come redattore scientifico e autore letterario. Appellato da molti come "l'ingegnere-strano", per il suo ecletticismo che conferisce alla figura dell'ingegnere l’armoniosità di una nuova sintesi.