Nel 50° anniversario dalla loro fondazione, gli Emirati Arabi Uniti si preparano ad aprire le porte all’Expo 2020, la prima esposizione universale organizzata nel Medio Oriente. Il tema principale sarà la connessione, quella che serve alle persone per essere più ottimiste e creare obiettivi comuni a lungo termine.

Ogni paese partecipante la interpreterà a modo suo. Il tutto visto sotto la sfera delle tre aree tematiche dei Padiglioni UAE, che si dipartiranno con la forma di tre grandi petali dalla piazza di Al Wasl, ovvero Opportunità, Mobilità e Sostenibilità. Invece, i 190 padiglioni nazionali, tra cui quello italiano, saranno allestiti al di fuori di queste tre macroaree.

Padiglione Italia di Expo 2020

Il concorso internazionale per la progettazione del padiglione italiano è stato vinto dal consorzio temporaneo di imprese di progettazione CRA-Carlo Ratti Associati, Italo Rota Building Office, F&M Ingegneria e Matteo Gatto & Associati. Insieme hanno collaborato all’ideazione di un qualcosa che potesse rispecchiare al meglio non solo il tema della connessione, ma anche quello alla base della presenza italiana, “La bellezza unisce le persone” (Beauty connects people). Infatti, secondo il direttore esecutivo dell’Expo, Najeeb al Ali, il gusto per la bellezza tipicamente italiano può essere perfettamente visualizzato come un punto di unione tra la creatività e l’innovazione.

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Con un’altezza di circa 27 metri e un’estensione di 3500 m2 la struttura del nostro padiglione nazionale sarà composta da 3 scafi di imbarcazioni capovolte a forma di petalo, che costituiranno il tetto dipinto con i colori della bandiera italiana. L’utilizzo di queste barche ha rimandato a tutti quegli esploratori italiani, che hanno solcato i mari per raggiungere terre lontane, e che una volta approdati erano soliti rovesciare le imbarcazioni per rifugiarvisi dentro.

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Sostenibilità a Expo 2020

Tutte queste idee, che per i progettisti sono ancora in divenire, mancando ancora molto all’inizio dell’evento, sono in pieno rispetto del concetto di sostenibilità e architettura circolare. Il padiglione intero, innanzitutto, sarà lasciato in eredità alla città di Dubai, e fungerà da museo del design italiano. I materiali utilizzati per l’intera architettura saranno anch’essi riciclati.

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Dalle bucce d’arancia ai fondi di caffè per costruire le passerelle di accesso ai visitatori, fino alla plastica riciclata dall’oceano e alle alghe, impiegate per produrre energia e cibo. Le pareti, invece, saranno composte da tende LED alternate a spesse corde nautiche, simbolo del viaggio e della connessione, e trasmetteranno contenuti multimediali. Inoltre, è ancora in fase di sviluppo tecnologico un sistema che permetterà di mantenere in comunicazione l’aria interna con l’ambiente esterno, per evitare l’utilizzo di aria condizionata.

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Architettura circolare

Sono proprio tutte queste cose che contribuiscono a rendere l’idea della circolarità delle azioni di un individuo. Cioè il fatto che degli scafi, usati per navigare, siano stati prima rovesciati per diventare, con un gioco di parole, le navate di un tetto di una struttura, la quale sarà inizialmente un padiglione espositivo e, infine, un museo.

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Ispirare le persone a collaborare, impegnarsi e ad agire concretamente. L’Expo 2020, infatti, non solo con il padiglione italiano, ma anche con il contributo di tutti gli altri paesi, mira a lasciare una precisa eredità per il futuro, in considerazione della crisi climatica che affligge il nostro pianeta.

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Le nostre potenzialità vanno sfruttate per generare nuove idee, nuovi approcci, nuovi stili di vita, come afferma l’architetto Italo Rota:

Nulla va sprecato; invece, lo rivendichiamo e re immaginiamo il suo scopo.

Articolo a cura di Gemma Delle Cave