Torino, via Giacosa 38. E’ questo l’indirizzo in cui sorge Fondazione Agnelli, un edificio che ha scritto la storia della città e che continua costantemente ad aggiornala. Dal 1966 infatti Fondazione Agnelli è fra le più importanti istituzioni cittadine per la ricerca nel campo delle scienze umane e sociali, con la missione di approfondire e divulgare, attraverso ricerche, seminari e pubblicazioni, le condizioni che contribuiscono allo sviluppo economico, sociale, culturale e tecnologico dell’Italia, nonché di operare a sostegno della ricerca scientifica.

Da giugno 2017 Fondazione Agnelli ha una sede completamente restaurata, frutto di uno studio meticoloso portato avanti dal famoso architetto Carlo Ratti, il tutto per far fronte alle nuove esigenze della società moderna, che richiede di oltrepassare la classica concezione di lavoro in ufficio e di concepire di conseguenza un modo di lavorare completamente rinnovato.

Uno degli edifici più innovativi al mondo

Fondazione Agnelli 3.0 a Torino, uno degli edifici più innovativi al mondo
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E’ cosi che Carlo Ratti, fondatore dello studio Carlo Ratti Associates, descrive la nuova sede 3.0 della Fondazione Agnelli. Il progetto infatti non punta solamente ad un restauro dal punto di vista architettonico e ad una rifunzionalizzazione degli spazi interni ed esterni, aspetti interessanti e sicuramente anch’essi innovativi. Fondazione Agnelli ha l’obiettivo di diventare il primo edificio a sfruttare appieno l’Internet of Things (IoT), le tecnologie digitali avanzate a supporto delle attività e delle persone, che rappresentano uno dei principali ambiti di sperimentazione e di ricerca di questi ultimi anni. Tramite l’integrazione dello spazio fisico con tecnologie digitali IoT e un sistema avanzato di Building Management System (BMS) è possibile controllare l’edificio e personalizzare le singole aree di lavoro attraverso un’app per smartphone. Questo permette all’utente di vivere un’esperienza completamente personalizzata, il tutto automatizzato dai diversi sensori dislocati nell’edificio che rilevano parametri come la presenza e la posizione delle persone, la temperatura e le percentuali di anidride carbonica.

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Personalizzazione e risparmio

Il punto forte di questo progetto è che ogni utente può personalizzare il proprio ambiente di lavoro come più desidera. Niente più quindi “guerre del termosifone“, le eterne battaglie tra i colleghi freddolosi e quelli che vorrebbero sentire circolare sempre un po’ d’aria. Tramite l’app, di cui è già disponibile una versione beta, ogni utente può impostare i livelli di climatizzazione e illuminazione a proprio piacimento; sarà poi il BMS a regolare il tutto in base alla posizione della scrivania dell’utente.

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Questi sistemi però non si limitano solamente a soddisfare le esigenze dell’utente mentre lavora nella sua postazione, ma lo seguono durante tutto l’arco della sua giornata lavorativa. Grazie all’impiego dell’indoor positioning system sviluppato dalla piattaforma Desigo CC di Siemens, i sensori intelligenti geo-localizzano l’utente all’interno del complesso e azionano automaticamente le risposte degli impianti, creando una specie di “bolla termica” individuale che segue l’utente in ogni suo spostamento. Quando l’occupante abbandona la sua postazione, la stanza si attiva automaticamente in modalità standby e risparmia energia, proprio come fa un computer, il tutto controllato dal BMS che attiva e disattiva i vetilconvettori disposti nei controsoffitti non appena l’utente entra o esce dal suo campo di ricezione.

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Sincronizzando l’utilizzo di energia e l’occupazione umana all’interno degli edifici è possibile creare un’architettura più sostenibile e reattiva, arrivando a ridurre teoricamente il consumo di energia fino al 40%. Tramite l’app inoltre è possibile conoscere l’ubicazione degli occupanti dell’edificio, prenotare sale riunioni e spazi condivisi, il tutto con il fine di migliorare l’interazioni tra colleghi e di studiare il legame tra il design degli spazi di lavoro e i livelli di produttività.

La riqualificazione architettonica

L’intento di Carlo Ratti è quello di aprire l’edificio storico alla città. Per fare questo l’architetto interviene sull’esistente in maniera intelligente e non invasiva, lasciando a vista la struttura portante in cemento armato ma introducendo un nuovo corpo aggettante in vetro che ospita una caffetteria accessibile dal quartiere San Salvario.

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Fondazione Agnelli è uno spazio di coworking e come tale la riorganizzazione degli spazi interni è di fondamentale importanza. Per esaltare 3000 mq di open spaces non trascurando la privacy, Carlo Ratti Associates ha pensato di riorganizzare gli ambienti interni inserendo pannelli mobili in vetro, tende di assorbimento acustico e divisori pieghevoli in pannelli di legno, tutti con colori neutri e luminosi per massimizzare la luce naturale.

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Le scale della villa storica sono illuminate da un nuovo lucernario e decorate dall’installazione “La congiuntura del tempo” dell’artista Olafur Eliasson.

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Gli spazi esterni sono connessi in maniera armoniosa con quelli interni tramite frutteti e aree verdi progettate da Louis Benech, offrendo agli occupanti la possibilità di lavorare all’aperto a stretto contatto con la natura. In totale sono 6500 i mq della Fondazione che, oltre agli spazi di coworking e alle sale riunione, offre anche una sala relax, che si apre sul piano sottostante attraverso una grande rete elastica, un open bar e un desk di accettazione, tutti rivolti verso il quartiere San Salvario con il fine di immersi in maniera coerente in una realtà frizzante e giovanile.

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Chi ci lavora

All’interno di Fondazione Agnelli trovano spazio tantissime tra aziende, progetti e start-up. I partner principali del progetto di riqualificazione è Talent Garden, la più grande piattaforma fisica in Europa per i talenti del digitale, ma all’interno degli spazi di coworking hanno già trovato spazio una settantina di aziende, da Foodora a Blue Torino e 350 innovatori. Il nuovo edificio ospiterà sotto lo stesso tetto anche i professionisti creativi che lavorano presso i desk condivisi, gli investitori di Venture Capital, i ricercatori per un’istituzione filantropica e gli insegnanti coinvolti in programmi sperimentali progettati da Comau.

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