Secondo un’analisi statistica dell’ASSIMP (Associazione Impermeabilizzatori italiani) il 50% dei contenziosi tra Imprese e committenti è data dalla cattiva progettazione e realizzazione di impermeabilizzazione. Nel 15% dei casi presentano difetti prima che siano trascorsi 10 anni dalla posa in opera. È fondamentale quindi conoscere alla perfezione questo tema per ridurre le vertenze nel settore edile.

Per copertura piana si intende il solaio di estremità la cui pendenza è minore del 5%. Oltre alla resistenza meccanica, ha il compito di impermeabilizzare il sistema e isolare gli ambienti interni termicamente, acusticamente e al passaggio di vapore, prevenendo il fenomeno della condensa superficiale e interstiziale.

Impermeabilizzazione coperture piane
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Nel dettaglio

L’ impermeabilizzazione si differenzia in base alle tecniche di posa in opera applicate e ai materiali usati. Si ha posa in opera a caldo o a freddo, e materiali o bituminosi o sintetici. Tra i materiali sintetici i più utilizzati sono il PVC, il Poliolefine e l’EPDM. Indipendentemente se a caldo o a freddo, l’impermeabilizzazione può avvenire a totale o parziale aderenza, oppure ad indipendenza. Quella totale è indicata principalmente per coperture non praticabili, ove l’isolante non è rivestito. Quella parziale è utilizzata quando la guaina è zavorrata o da ghiaia o da pavimentazione, e i punti di aderenza sono prestabiliti in fase di progettazione. La posa indipendente è realizzabile solamente per coperture piane. In ogni caso però i risvolti laterali sui cordoli vanno realizzati in aderenza.

Posa a caldo e a freddo

La membrana arriva in cantiere in rotoli, gli attrezzi per il trasporto e la posa devono essere arrotondati e poco affilati, per evitare che ci sia asporto di materiale, che può creare punti critici. Le due superfici del rotolo sono una “Talcata“, quella esterna, l’altra “Goffrata“, quella di adesione. È molto comune che la posa venga fatta al contrario!

La collocazione dell’ impermeabilizzazione avviene per sfiammatura della parte goffrata su quella talcata, generando dei sormonti. I Sormonti, i punti di sovrapposizione, sono localizzati sia sulle giunzioni tra vari rotoli, sia con i messicani e i bocchettoni di scolo delle acque meteoriche. Tutte le sovrapposizioni hanno misure ben precise (10cm laterali, 15cm di testa, 20cm sui bocchettoni) e vanno rispettati per ridurre fenomeni di degrado e l’infiltrazione d’acqua. I risvolti laterali sono alti in base al massimo riempimento di acqua meteorica del solaio di copertura ipotizzato, in base al diagramma pluviometrico e al numero di pluviali da realizzare (in genere si fissa come altezza minima 15cm).

Impermeabilizzazione coperture piane
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La posa a freddo varia in base al supporto su cui si realizza. Si ha genericamente l’uso di membrane termoadesive, autoadesive oppure di guaine posate con colla. È possibile anche utilizzare, previa stesura di un primer, dei sistemi di fissaggio meccanico. Sono utili anche per la posa a caldo di impermeabilizzanti per coperture inclinate più del 20%. In entrambi i casi, quando la copertura non è praticabile si utilizzano vernici di protezione per ridurre il surriscaldamento della guaina nera. La vernice può essere applicata a pennello, a rullo e a spruzzo, in ogni caso a doppia mano incrociata. Il colore della vernice è regolamentato da norme comunali in base al piano colore della città.

Impermeabilizzazione coperture piane
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Fenomeni di degrado

Il degrado dell’impermeabilizzazione è dovuto principalmente alla cattiva conservazione dei rotoli e a alla errata posa in opera. Se le guaine, durante la loro conservazione, vengono poste sotto la radiazione solare all’interno dell’imballo termoretraibile avranno sulla superfice esterna delle macchie ben visibili, che indicano aree critiche. Per distrazione le guaine possono essere stoccate in orizzontale, creando ondulazioni, oppure alla rovescia, come già detto.

Prima della stesura dell’impermeabilizzante bisogna pulire bene il massetto delle pendenze, poiché altrimenti potrebbero insinuarsi dei semi di piante, che germogliando lacerano le membrane. Il fenomeno di maggiore criticità è la reptazione. Frequentemente nelle impermeabilizzazioni a doppio strato il fenomeno è dovuto al rilassamento che colpisce la membrana, per un effetto memoria che tende a  riportare la conformazione alla situazione precedente alla tesatura delle armature. Il ritiro della guaina avviene principalmente nei periodi estivi, quando è massima la temperatura dell’aria e, di conseguenza, gli stress termici cui è sottoposto il poliestere, materiale organico particolarmente sensibile al caldo. Per evitare la reptazione si deve assicurare un perfetto incollaggio delle membrane tra di loro ed al supporto, valutandone le caratteristiche di aderenza all’interfaccia e del ritiro senza che si determino punti locali di rottura. Per ridurre l’effetto memoria è utile adottare teli con armature di vetro per contrastare il ritiro del poliestere, oppure impiegare membrane bituminose o, se si preferisce non utilizzare il doppio strato, le membrane sintetiche.