Inquinata e sovrappopolata, con disparità di ricchezza e benessere evidenti, Jakarta versa da anni in una difficile condizione sociale, ambientale ed economica. Proprio per questo il presidente indonesiano Joko Widodo ha annunciato che il paese trasferirà la sua capitale Jakarta sulla vicina isola del Borneo. Un piano ambizioso ed estremamente costoso figlio dei tempi difficili che dovremo affrontare. Ma tra i tanti problemi già citati la causa più importante che ha portato a questa scelta, e che Jakarta sta affrontando da anni, è ben più grave: la città sta lentamente sprofondando.

Entro il 2050 Jakarta non esisterà più

Jakarta oggi occupa circa 650 chilometri quadrati di territorio, ormai letteralmente consumato dalla selvaggia speculazione urbanistica che ha lasciato spazio solamente a grattacieli, edifici e tonnellate di cemento, trascurando completamente parchi e aree verdi. Entro il 2050 la maggior parte della città sarà sommersa dal mare e molti stimano che, se non si troverà una soluzione definitiva entro i prossimi 10 anni, il destino della città sarà ormai inevitabile.

Jakarta sprofonda, l'Indonesia trasferirà la capitale sull'isola del Borneo
Come è costretta a vivere la popolazione più povera. PH: www.nbcnews.com

La causa dello sprofondamento della città è da trovare nella sua improvvisa crescita demografica, che ha portato ad un’eccessiva estrazione delle acque sotterranee, soprattutto nelle aree più disagiate. Il risultato è che, in alcuni luoghi, la città sta sprofondando anche di 25 centimetri all’anno, spinta dal suo stesso peso, dalla congestione del traffico e dall’inquinamento atmosferico. Jakarta inoltre giace su un terreno paludoso, abbracciata a nord dal mare, il che lo rende particolarmente incline alle inondazioni, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici.

Le condizioni di vita oggi

Jakarta è sprofondata di ben 4 metri dal 1970. Da diversi anni sono stati adottati alcuni rimedi per proteggere la popolazione delle inondazioni e dalle infiltrazioni, specialmente il ceto più povero che vive lungo la costa. Ad esempio, è stato costruito un muro di contenimento in cemento armato alto più di 2 metri, che fa da barriera alle inondazioni, ma questo ormai non basta più.

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Il muro costruito a protezione delle aree a confine con l’oceano. Alcune case al di la del muro sono ormai sommerse. PH: www.voanews.com

Le zone interne più vicine al muro sono sprofondate di 1 metro rispetto all’oceano, che ha già sommerso parte delle vecchie abitazioni abbandonate al di là del muro. A causa di questo dislivello, l’acqua filtra al di sotto del muro creando aree stagnanti nella zona protetta. Questo preoccupante fenomeno è ormai visibile ad occhio nudo, tanto che gli abitanti sono ormai costretti ormai a vivere costantemente in 20 centimetri di acqua, con addirittura uomini che quotidianamente pescano in questo guado.

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Questo fenomeno colpisce specialmente le baracche dove vive la gente più povera, ai confini della città. PH: weather.com

Un piano da 34 miliardi di dollari

Per evitare quindi un destino ormai segnato, Jakarta sarà trasferita sulla vicina isola del Borneo, che l’Indonesia condivide con Malesia e Brunei, a circa 1300 km di distanza dalla sede attuale. Queste le parole del presidente Widodo in un discorso televisivo:

“Essendo una grande nazione indipendente da 74 anni, l’Indonesia non ha mai scelto la propria capitale. L’onere che Jakarta sta sostenendo in questo momento è troppo pesante in quanto centro di governance, affari, finanza, commercio e servizi”.

L’ambizioso progetto di spostare la capitale avrà probabilmente un costo di circa 34 miliardi di dollari e potrebbe richiedere 10 anni per essere completato, con inizio previsto nel 2021. Jakarta ospita oltre 10 milioni di persone, con circa 30 milioni nell’area metropolitana più grande, rendendola una delle regioni urbane più sovrappopolate del mondo.

Jakarta sprofonda, l'Indonesia trasferirà la capitale sull'isola del Borneo
La nuova sede di Jakarta sull’isola del Borneo. PH: archdaily.com

L’Indonesia invece, che si estende su oltre 17.000 isole, è il quarto paese più popoloso del mondo. Il presidente Widodo ha indicato che i finanziamenti per il progetto verranno da una combinazione di fondi pubblici, imprese statali, società private e partnership tra pubblico e privato. Il nuovo insediamento sarà per lo più residenziale, mentre Jakarta continuerà a servire come centro finanziario dell’Indonesia.

Ma è la giusta soluzione?

Spostare interamente milioni di persone a migliaia di chilometri di distanza è la soluzione definitiva ai cambiamenti climatici che affliggono il nostro pianeta, alla speculazione edilizia e urbanistica che ha distrutto le nostre metropoli, ai disastri economici, politici e ambientali che hanno messo in ginocchio la nostra società? Ovviamente no, ed è questo l’aspetto più preoccupante del futuro che ci troveremo presto ad affrontare. Se non capiamo prima le cause che stanno portando il nostro pianeta al collasso, non troveremo mai le soluzioni adatte, ma anzi continueremo a scavare la nostra fossa. Se la soluzione a tutti i problemi di Jakarta è spostarla in luogo incontaminato, evidentemente stiamo fallendo la nostra missione sul pianeta che ci ospita.

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Un rendering che mostra come sarà la nuova capitale. Salta subito all’occhio la presenza di verde. PH: archdaily.com

Il governo indonesiano definisce la nuova capitale come una “città intelligente e forestale” e vari funzionari hanno rassicurato che la costruzione della nuova città non danneggerà né l’ambiente né gli ecosistemi dell’isola, che saranno protetti, anche se parte della città sorgerà su 180.000 ettari di area forestale protetta. Il governo infatti sta conducendo uno studio ambientale strategico per assicurarsi che la costruzione della nuova città non comporti la distruzione delle foreste pluviali. In giro per il mondo sono 30 i paesi che hanno in progetto di spostare interamente alcune tra le proprie città. Per il momento lo spostamento di Jakarta necessita ancora dell’approvazione del parlamento. Il piano prevede che la costruzione inizi nel 2021, con il trasferimento delle prime persone entro il 2024. Ma le probabilità di lasciare la nostra traccia anche nell’incontaminata isola del Borneo sono davvero troppo alte.