Era la notte del 4 marzo 2013 quando un attentato incendiario ha distrutto circa 10.000 m2 dei 14.000 m2 delle aree coperte dalla Città della Scienza di Napoli, un’importantissima struttura composta da un museo interattivo, un incubatore di imprese e un centro di formazione. Ma quell’incendio ha soprattutto portato via un posto dove migliaia di bambini e ragazzi hanno immaginato per un giorno di diventare scienziati, affascinati dagli esperimenti interattivi e dalla magnifica vista del planetario.

Ora la Città della Scienza finalmente vivrà ancora, grazie ad un concorso bandito dalla Regione Campania nel dicembre 2015, il quale è stato vinto dallo studio di architettura GFC Architecture, composto da tre giovani ragazzi italiani che, dopo esperienze internazionali, hanno deciso di mettersi in gioco nella loro terra natale. Il progetto prevede un investimento di circa 43 milioni di euro.

La nuova Città della Scienza di Napoli
gfc-a.com

L’idea di GFC è quella di ricostruire il nuovo sito appoggiandosi al tessuto di quello precedente, facendo quindi coincidere sia i pilastri, ma anche riproducendo la stessa facciata e la stessa tipologia di archi che circondavano il museo dal lato mare. Il tutto al fine di rifarsi al carattere e all’identità del territorio, preservando e massimizzando il valore attuale dell’area e ponendo attenzione alle caratteristiche storiche dell’architettura industriale.

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La pianificazione è organizzata intorno a 3 livelli, creando una sequenza di spazi con diversa altezza, larghezza e condizioni di luce. Le ampie camere trarranno influenza dagli spazi pubblici dell’antichità, come le basiliche e i mercati romani, mentre la facciata principale sarà realizzata attraverso la tecnica romana dell’opus reticulatum.

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Attraverso delle aperture nella facciata la luce naturale sarà filtrata all’interno degli spazi chiusi durante il giorno, dando luogo ad un gioco di riflessi tramite vetri sparsi, mentre di notte le luci artificiali trasformeranno la nuova Città della Scienza in una lanterna commemorativa per ricordare il tragico incendio.

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L’edificio verrà realizzato su una superficie a terra inferiore alla precedente, arretrando il confine verso la linea di costa di 22 metri. Con la nuova sagoma, il museo disterà dalla linea di costa identificata nelle scogliere antistanti da un minimo di 47 m ad un massimo di 60 m. Nel nuovo progetto, i circa 3500 m2 di superficie espositiva persi per effetto dell’arretramento, verranno recuperati agendo a più livelli in un contenitore di altezza media pari a 11,5 m e massima di 14 m. I volumi quindi restano invariati e si attestano in circa 74.000 m3.

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La pianta dell’edificio è organizzata intorno ad un vuoto centrale che ospiterà l’ingresso principale, creando così un nuovo dialogo tra la piazza esistente e il lungomare, avvicinando l’uomo ai sistemi economici, sociali, culturali ed ambientali che lo circondano. L’obiettivo di GFC con questo progetto è quello di riconoscere la bellezza come un valore attraverso la poesia dello spazio, quando la luce e la materia generano emozioni e sentimenti positivi nelle persone che lo attraversano.

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I lavori dovrebbero partire a breve e dovrebbero terminare a marzo 2018. Sperando non ci siano intoppi di alcun tipo, tutti noi ci auguriamo che si riporti a Napoli un centro per la scienza che ha segnato tutti noi.