È delle ultime ore la notizia che sta facendo scalpore e paura. Siamo abituati a leggere dell’acqua alta che inonda Piazza S. Marco, a Venezia, ma mai come questa volta. Il livello dell’acqua ha raggiunto i 190 cm (record per la città di Venezia) e l’evento, oltre ai vari disagi, ha provocato un morto. Il sindaco si è pronunciato chiedendo alle autorità lo stato di calamità. Nel frattempo tutta Italia si chiede che fine abbia fatto il progetto del Mose.

Il Mose nel dettaglio

Come premesso, il Mose è un’opera idraulica capace di trattenere l’innalzamento delle acque che travolgono, solitamente, piazza S. Marco e le calle contigue. Entrando nel tecnico tale opera può essere definita come una diga automatizzata con paratoie che sfruttano il peso proprio (a gravità) di larghezza di 20 m con spessore variabile.

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Schema di funzionamento. Ph: mosevenezia.eu
Nel progetto, pensato già dagli anni ’80, le 78 paratoie mobili (più 8 di riserva), divise in 4 schiere, sono installate nelle tre bocche di porto: Lido, Malamocco e Chioggia, rispettivamente 41, 19 e 18 elementi. Le paratoie, ricoverate sul fondo, si alzano sfruttando il riempimento di aria compressa: inizialmente le paratoie sono colme di acqua, via via che si svuotano esse si alzano verso la superficie.

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Paratoie sollevate. Ph: mosevenezia.eu
Il tempo di impiego di chiusura delle porte è circa 5 ore. Il sistema Mose viene controllato dalla sede operativa all’Arsenale. Le strutture che contengono le paratoie sono connesse alle zavorre in calcestruzzo con semplici cerniere, che permettono la rotazione della paratoia. Il Mose entra in funzione per alte maree già ai 110 cm.

Le critiche al Mose

Ovviamente non sono mancate le critiche all’opera ingegneristica. Dapprima hanno fatto discutere i costi ancora incerti. Infatti, il costo totale è in continuo aumento a causa dei problemi in fase di realizzazione che si aggira intorno ai sei milioni di euro. Oltre i costi di realizzazione sono da valutare anche i quelli di gestione e manutenzione. Il Mose, secondo ambientalisti, ha un impatto ambientale piuttosto negativo poiché oltre che stravolgere il naturale corso delle lagune, modificherebbe (e non di poco) anche i fondali che sarebbero violati dai piloni di ancoraggio.

I problemi in fase di realizzazione

Al 4 Novembre risultano esserci problemi con le staffe di sostegno e le vibrazioni della struttura. Per questo motivo la prova generale, programmata proprio per il 4 Novembre, fu rinviata a data da destinarsi. La decisione fu presa dall’ ingegner Francesco Ossola (responsabile della parte tecnica). La vibrazione riguardava in particolare le paratoie situate nel porto di Malamocco, durante l’immissione dell’acqua nelle condutture. Il problema poteva sorgere dal momento che le vibrazioni potevano provocare fessurazioni delle condotte. Altri problemi sono stati valutati sulla gestione delle cerniere soggette a corrosione. È dal 2003, anno in cui iniziarono i lavori veri e propri, che il progetto non trova luce.