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MoSE di Venezia, tra ritardi e nuovo cronoprogramma

Il MoSE risulta essere la soluzione migliore per proteggere Venezia e l’intera laguna. Il suo completamento è fissato per la fine del 2023 con innovazioni e miglioramenti.

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Il MoSE (Modulo sperimentale elettromeccanico) consiste in un’opera idraulica per proteggere Venezia e la laguna dall’acqua alta. Con precisione, la salvaguardia avviene attraverso 4 barriere costituite da 78 paratoie mobili, tra loro indipendenti, che sono in grado di separare temporaneamente la laguna dal mare; quindi di proteggere la città sia dagli eventi di marea eccezionali e catastrofici, sia da quelli con maggiore frequenza. Le barriere sono collocate alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia.

Iter progettuale del MoSE

Il lungo laboratorio di idee, la trafila per elaborazione di progetti e proposte è durata decenni; era il 1980 quando il Ministro dei lavori pubblici Franco Nicolazzi incaricò un gruppo di esperti per redigere un progetto di massima improntato alla difesa della laguna di Venezia. A spuntarla sul finale, precisamente nel 2003 i primi lavori, è stato il così noto MoSE che è l’acronimo di Modulo sperimentale elettromeccanico.

Il progetto vincitore è stato scelto in base a dei requisiti imprescindibili richiesti in fase di bando gara. Bisognava assicurare una completa difesa del territorio dagli allagamenti; fondamentale non modificare gli scambi idrici alle bocche di porto; non avere pile intermedie fisse nei canali alle bocche di porto; necessario non interferire con il paesaggio e la natura; anche l’aspetto antropico necessario e quindi non interferire con le attività economiche che si svolgono attraverso le stesse bocche.

Il MoSE risulta essere la soluzione migliore per proteggere Venezia e l’intera laguna; è possibile tutelare l’intera area da maree alte anche fino a 3 metri e persino ad un innalzamento del livello medio del mare di 60 centimetri fino ai prossimi 100 anni. Insomma il MoSE sembra essere davvero un gran bel progetto di ingegneria idraulica e di management.

Il Consorzio Venezia Nuova (che realizza e gestisce il MoSE) versa attualmente in uno stato di crisi finanziaria; di conseguenza c’è stata una battuta d’arresto sul cronoprogramma ed il completamento dell’opera in toto; pare adesso che il suo completamento sia fissato per la fine del 2023.

Anche l’elezione di un nuovo esecutivo di governo Nazionale ha causato inevitabilmente ritardi e rallentamenti incisivi sul da farsi. Fino ad ora, dall’estate del 2020 in cui si è attivato per la prima volta, il sistema di difesa di Venezia dalle acque si è attivato ben 33 volte.

Quello che ancora manca al completamento totale del MoSE

Il tempo stringe ed i lavori da terminare sono ancora importanti, come se non bastasse se ne sono aggiunti altri che non erano previsti nel progetto iniziale.

È in fase avanzata lo studio di fattibilità per la realizzazione di un impianto fotovoltaico. Anche l’installazione di una rete in fibra ottica è un nuovo progetto che aiuterà e porterà una gestione sempre più efficiente.

I lavori imminenti da espletare sono: smantellamento delle aree di cantiere ed il ripristino delle ex aree di produzione; anche il completamento degli impianti di sollevamento delle paratoie con collaudo statico dell’opera.

A partire dal 2023 si inizierà a demolire la piarda e poi si procederà al riassetto paesaggistico della zona Malamocco con i relativi affidamenti per le opere manutentive ordinarie delle barriere di San Nicolò, Malamocco, e Chioggia. Inoltre anche le conche di Malamocco e Chioggia saranno completate. Gli impianti le reti di fibra ottica e le opere relative alla security saranno anch’esse portate a compimento. Per l’anno 2024 invece si procederà con le opere complementari.

MoSE

Problematiche relative alla manutenzione e le opere di compensazione

Uno degli aspetti da non trascurare assolutamente è la manutenzione. Tralasciando il fatto che la gara di appalto ancora non è stata espletata questo non preclude il fatto che ci sia bisogno e costante monitoraggio dei meccanismi. La gara bandita riguarda gli interventi sulla bocca di Lido Treporti (la prima calata nel lontano 2013).

Il problema principale è la diffusa corrosione delle paratie e degli elementi costruttivi; essendo a contatto con acqua salata è un fenomeno del tutto previsto e prevedibile. Nel 2016 si è iniziata una collaborazione con alcuni esperti che hanno portato alla consulenza di Nicolas Larché dell’Institute De La Corrosion di Brest. La sua analisi è circoscritta ai soli tensionatori che permettono l’affondo delle paratie. Non poche le polemiche e perplessità ma staremo a vedere.

“Ce lo chiede la commissione europea” ma anche se così non fosse è indispensabile attenzionare la salvaguardia ambientale e la salvaguardia dell’ecosistema unico che caratterizza la laguna. Le opere di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale sono non necessarie, di più! Anche grazie ad un istituto terzo individuato per il monitoraggio, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) si riesce ad avere un buon riscontro positivo.

Gli interventi che aiuterebbero l’ambiente sono prioritari: si agisce su fondali, coste e secondari, l’habitat va gestito e salvaguardato e con esso le sue specie presenti. Anche i fenomeni di erosione vanno ben monitorati, i quali se non ben trattati porterebbero sedimenti al di fuori della laguna impoverendola e disperdendo il tutto. L’attenzione alle barene ed alle sponde ha un apposito programma di sorveglianza. La questione gestione rifiuti che rischiano di rilasciare inquinanti va anch’essa monitorata e già esiste un piano di messa in sicurezza delle 17 discariche abbandonate all’interno del bacino. La fitodepurazione è uno dei processi messi in atto per garantire un processo naturale di ripulitura dei fondali.

I cantieri aperti e le relative lavorazioni

LA collocazione delle barriere riguarda le tre bocche di Porto di Lido, Malamocco e Chioggia.

La bocca di Porto di Lido vedrà l’installazione di due barriere di paratoie, la prima sarà collocata nel canale nord di Treporti con circa 21 paratoie; la seconda verrà collocata nel canale sud di San Nicolò con circa 20 paratoie. Tra le due barriere invece saranno collocate le attrezzature e gli impianti di movimentazione sopra un’isola artificiale.

La bocca di porto di Malamocco risulta essere la più profonda dell’intera laguna; le navi che transitano per il porto industriale-commerciale passano tutte da qui. È stata costruita una conca di navigazione in grado di garantire il transito delle navi anche quando le paratoie sono in esercizio. Qui la barriera presenta ben 19 paratoie.

La bocca di porto di Chioggia è la zona di transito dei pescherecci e barche da diporto che ha visto la realizzazione di una doppia conca di navigazione; anche durante l’entrata e l’uscita delle imbarcazioni questo sistema permette la chiusura della barriera. Qui sono previste 18 paratoie.

La zona dell’arsenale sarà il cervello ed il cuore di tutte le attività per il controllo e la manutenzione del MoSE.

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