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Oleo Sponge, la spugna riutilizzabile che può salvare gli oceani

Più volte su queste pagine abbiamo parlato dei vari progetti sparsi nel mondo per tentare di salvare gli oceani dall’enorme inquinamento presente e che sembra non arrestarsi mai. (The Ocean CleanUp, il progetto per ripulire gli oceani è oggi realtà) & (Seabin, un bidone galleggiante per ripulire il mare). Plastica, olio, rifiuti, benzina formano ormai vere e proprie isole galleggianti tenute insieme dalle correnti oceaniche. Una nuova speranza per un mare più pulito arriva dalla Argonne National Laboratory in Illinois e dallo scienziato Seth Darling, che ha inventato un materiale in grado di assorbire l’olio che galleggia nei mari fino a 90 volte il proprio peso, per essere poi spremuto fuori come una spugna e riutilizzato.

In realtà questa tecnologia già esiste da tempo: i cosidetti “assorbenti” vengono normalmente utilizzati come dei semplici tovaglioli di carta, ma il loro potere assorbente è molto basso (tra 3 e 70 volte il loro peso) e soprattutto possono essere utilizzati una sola volta; dopo l’uso infatti l’assorbente e l’olio vengono infatti inceneriti, con un impatto sull’ambiente molto alto. Oleo Sponge invece non solo è in grado di assorbire molto di più ma può essere riutilizzato fino a 100 volte. Inoltre è capace di operare lungo l’intera colonna d’acqua, assorbendo quindi non solo il materiale che si deposita in superficie ma anche quello più in profondità.

Da cosa è composta questa spugna?

Oleo Sponge è costituito da una schiuma di poliuretano rivestita da molecole di silano che attraggono l’olio e lo trattengono. Il rapporto tra poliuretano e silano deve essere estremamente preciso: troppa poca attrazione chimica renderebbe la spugna inutile come un assorbente, mentre troppa significherebbe che l’olio non potrebbe essere rilasciato.

Ottenere questo rapporto è estremamente difficile, e nei test di laboratorio i ricercatori hanno scoperto che quando utilizzano la giusta quantità di silano, la schiuma può ripetutamente assorbire e rilasciare l’olio con risultati incredibili.

“Dopo numerosi tentativi ed errori abbiamo trovato la giusta soluzione chimica che consente di catturare in modo efficiente gli idrocarburi, che è ecocompatibile e che può essere prodotta a basso costo”.

I ricercatori però avevano bisogno di un esperimento su grande scala. Per questo hanno creato dei sacchi di 6 metri quadrati pieni di spugna e li hanno calati da un ponte sopra una grande piscina appositamente progettata per raccogliere le fuoriuscite di petrolio. Dopo di che hanno strizzato i sacchi e ripetuto l’esperimento in diversi giorni, con risultati grandiosi.

Le nostre schiume si sono comportate molto meglio dei normali assorbenti commerciali” afferma Darling. Il team però non sa ancora se questo materiale può comportarsi bene sotto le pressioni elevate dell’oceano profondo. Ma anche se fosse così, questo materiale potrebbe essere comunque utilizzato nelle aree vicino le coste, dove ripulire il mare dall’olio superficiale è particolarmente difficile. “Lo vedo come un importante progresso nella pulizia delle piccole fuoriuscite e sversamenti vicino alle coste, dove gli assorbenti non possono essere utilizzati facilmente“.

Potrebbe essere comunque un passo importante per un mare più pulito.

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Massimiliano Russohttp://building.closeupengineering.it
Laureato in Ingegneria Civile e Ambientale presso il Politecnico di Bari, ora studente di Ingegneria Strutturale presso l'Università di Pavia. Giocatore di pallavolo ma amante del tennis, appassionato di musica e talvolta musicista, amo la natura e vorrei restituire ad essa ciò che l'uomo le ha sottratto immeritatamente per troppo tempo.