Come hanno potuto gli uomini nel 2600 a.C. trasportare enormi blocchi di pietra per costruire un’opera imponente alta 147 metri? Come hanno potuto farlo soprattutto considerando i mezzi a disposizione di una civiltà antica? Queste sono solo alcune tra le tante domande che l’uomo si è sempre posto quando parlava delle piramidi, esempi fantastici di un’architettura antichissima e di cui frequentemente di sente parlare (Anomalie termiche delle piramidi nel sito di Giza). Quasi mai si è riuscito a dare risposta a questi interrogativi, tanto da portare molti a ipotizzare interventi alieni o addirittura divini.

Niente di tutto questo però è mai accaduto, e finalmente uno dei più grandi enigmi dell’umanità sembra aver trovato risposta grazie al ritrovamento di un papiro nel porto di Wadi Al-Jarf. Questo papiro spiegherebbe in maniera dettagliata come è stata realizzata la Piramide di Cheope, anche chiamata Grande Piramide di Giza, una delle sette meraviglie del mondo, costruita come tomba per il faraone Cheope.

Un sistema complesso di canali

Piramide di Giza, svelato il mistero della costruzione
La piramide di Cheope, una delle sette meraviglie del mondo. PH: memphistours.com

La Grande Piramide è stata la più alta struttura artificiale del mondo per oltre 3800 anni, fino a circa il 1300 d.C., quando fu costruita la Cattedrale di Lincoln in Inghilterra. Insieme al papiro sono stati ritrovati anche una barca cerimoniale e tracce di antichi canali. Mettendo insieme tutti questi indizi, gli archeologi sono in grado di ricostruire nel dettaglio come avveniva il trasporto degli enormi massi di pietra da città lontanissime.

Piramide di Giza, svelato il mistero della costruzione
Il papiro scoperto a Wadi Al-Jarf. PH: repubblica.it

170.000 tonnellate di pietra sono state trasportate lungo il Nilo tramite delle barche in legno fatte di tavole tenute insieme da corde. Il Nilo rappresentava la via di trasporto principale, ma per portare i blocchi dalle cave fino alla base della piramide gli egizi costruirono un sistema complesso di canali artificiali. I blocchi infatti, dal peso di due tonnellate e mezzo ciascuno, venivano estratti in due località: nella valle di Tura, a 12 km di distanza da Giza, e dalla lontanissima Aswan, che distava oltre 800 km. Questi canali artificiali poi sfociavano in un porto interno situato a pochi metri dalla base della piramide. In questo porticciolo migliaia di operai formavano una vera e propria catena di montaggio, lavorando in maniera incessante per quasi 20 anni.

In totale sono stati trasportati 2,3 milioni di blocchi di due tipi, in granito per gli interni e calcarei per gli esterni. Non è la prima volta che si suppone che gli egizi fossero dei veri e propri maestri nei trasporti.

Questi canali sono stati scoperti da Mark Lehner, direttore dell’Ancient Egypt Research Associates, che racconta alcuni dettagli della scoperta di un canale scomparso sotto l’altopiano polveroso di Giza:

“Abbiamo delineato il bacino centrale del canale che pensiamo possa coincidere con l’area di consegna primaria ai piedi dell’altopiano”.

Questo prezioso documento rinvenuto nel porto di Wadi Al-Jarf è stato redatto da Merer, un sovrintendente responsabile di una squadra di 40 operai di elite, e conferma ancora una volta quanto gli egizi fossero delle menti ingegneristiche sopraffine. Si legge infatti che la sua squadra è stata coinvolta in una vera e propria trasformazione del paesaggio, aprendo dighe giganti per deviare l’acqua dal Nilo e creare dei canali artificiali. Il papiro va di pari passo con il ritrovamento di una barca cerimoniale, forse proprio utilizzata per il trasporto del corpo del defunto faraone, e che ha le stesse caratteristiche delle barche in legno utilizzate dalla flotta.

A distanza di millenni queste fantastiche costruzioni ci riservano ancora molte sorprese: cosa ci dobbiamo ancora aspettare?