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Il Presidente Occhiuto parla del Ponte sullo stretto

Ci risiamo. Nuove persone, stesse promesse. Il Ponte sullo stretto ritorna ad essere fulcro di discussione politica. Si farà? È davvero così necessario?

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In un’intervista al Tg2 Post, il neo Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, riprende un tema da decenni preso e lasciato più volte. Il ponte sullo stretto di Messina sembra essere diventato un cliché quasi ridicolo, che ogni tanto qualcuno tira in ballo per intavolare un discorso. Ma prima di chiedersi se fosse necessario, non sarebbe il caso di chiedersi se fosse utile? Se da un lato, calabresi e siciliani hanno perso le speranze, dall’altro lato c’è una classe istituzionale che ci prova e riprova ogni anno. Con risultati inutili. Producendo, così, un abbassamento della fiducia nella classe istituzionale.

Fare o non fare il ponte?

Il vento, la zona sismica, infiltrazioni mafiose e altri problemi principali. Queste, e tante altre, sono le motivazioni che nei decenni si sono accumulati, per declinare ogni proposta per il ponte sullo stretto di Messina. E se per il ponte di Genova ci sono voluti solo 365 giorni per decidere e alzare il viadotto, al Sud le cose vanno sempre a rilento. L’Europa, con i fondi della Next Generation EU, viene incontro all’Italia. Quindi la parola passa al governo italiano. WeBuild più volte si è dichiarata pronta, addirittura nel cantierizzare l’opera in sei mesi, utilizzando le risorse del Recovery Plan.

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Anche il neo Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, è favorevole alla costruzione del ponte sullo stretto che, a suo dire, sarebbe l’acceleratore per le infrastrutture del mezzogiorno. Insieme all’Alta velocità, finanziata col Fondo complementare al Pnrr, sarebbero un grande passo in avanti per il sistema infrastrutturale del Sud. Non sono mancate le critiche a queste dichiarazioni. La senatrice Abate, in un post su facebook ha stilato un elenco di problematiche irrisolte per oltre 20 anni. Ad esempio, le infrastrutture incomplete sulla ionica, i ritardi sulla SS 106 e gli eterni lavori di rattoppamento sulla Salerno – Reggio Calabria.

Allora perché no?

Il governo, di recente ha detto no sulla realizzazione del ponte sullo stretto. Il Ministro Enrico Giovannini ha dichiarato che la struttura è troppo complessa e quindi non è compatibile con le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Infatti, il PNRR e il Piano Sud 2030 hanno l’obiettivo di riequilibrare il territorio meridionale e rilanciarne lo sviluppo, sia economico che infrastrutturale. Diverso discorso per la linea Alta Velocità Salerno – Reggio Calabria già trasmesso alle Camere, che è coerente con il piano di sviluppo.

Eppure, il discorso rimane aperto, non definitivamente declinato. Di recente, anche il Presidente della Regione Sicilia, Musumeci, ha intavolato un discorso con WeBuild, avanzando l’ipotesi di procedere con la progettazione anche senza l’aiuto del governo. Si tratta solo di definire le procedure burocratiche, poiché in ambito esecutivo già sembra essere tutto segnato. Con un progetto già avanzato, anche sul fronte sismico in stretta collaborazione con l’INGV e il Consiglio Superiore dei lavori pubblici. La Regione Sicilia ha anche pubblicato uno studio che valuta l’effetto negativo sul Pil regionale di oltre 6,5 miliardi di euro all’anno. Il ponte non è solo oggetto di pantomime, ma di un’effettiva opportunità per tutto il meridione.

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