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Le proposte di Fuksas e Boeri per la ricostruzione dell’Italia

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Domenica, nell’ultimo giorno degli Stati generali, sono state avanzate delle proposte da Fuksas e Boeri per la ricostruzione dell’Italia. Sono stati invitati dal Governo a villa Pamphilj a discutere dell’Italia del prossimo decennio e del piano di Rilancio che l’esecutivo presenterà entro luglio al Parlamento e al Consiglio europeo. Il loro intervento si inserisce nello spazio dedicato all’arte e allo spettacolo, ma forse con questi temi non si sposa del tutto. L’obiettivo è quello di guardare alle città con un ottica nuova garantendo salute, sostenibilità e tutela ambientale.

A differenza di altri esponenti che hanno partecipato agli stati generali, le proposte di Fuksas e Boeri sono state concrete. Infatti i due architetti si sono presentati con documenti scritti e appunti, in cui hanno elencato le misure che secondo loro il Governo deve adottare. Anche il Premier Conte è sembrato soddisfatto dagli interventi e dal fatto che si trattano di proposte realizzabili e non di fantasie utopistiche a cui tutti ormai siamo amaramente abituati. Non si è menzionato il fantomatico “Ponte sullo Stretto”, idea che abbiamo analizzato sia sul piano economico e politico, che dal punto di vista ingegneristico e infrastrutturale.

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In cosa consistono le proposte di Fuksas e Boeri

L’architetto Romano, il primo tra i due, ha risposto ad una intervista telefonica dell’Huffington Post e ha parlato delle sue idee. Il discorso si Fuksas parte dalla stima della vetustà di dell’edilizia italiane, portando in risalto il dato ISTAT per cui il 53,7% degli edifici italiani sono stati costruiti tra gli anni ’60 e ’70, ovvero più della metà delle costruzioni ha 60 anni. L’idea sarebbe quella di realizzare un nuovo piano per la casa su modello Fanfani, per rinnovare l’edilizia residenziale italiana e renderla conforme ai parametri contemporanei. Ciò garantirebbe una maggiore efficienza energetica ma anche un notevole miglioramento della sicurezza sismica tanto agognata.

“Il primo problema dell’Italia è la digitalizzazione, il cablaggio, dobbiamo fare in modo che non sia un bambino su 7 ad avere un pc. La casa non può solo consumare energia, ma anche produrla. Se non riusciamo a far arrivare la banda larga in tutto il Paese, non si potrà pensare di ripopolare i piccoli borghi e le periferie” aggiunge Fuksas all’Huffington Post.

Boeri, forte della sua esperienza da docente universitario, espone le sue proposte in maniera più concreta elencato in cinque punti il piano da Egli proposto. Il primo punto riguarda la riforestazione urbana. Per l’architetto milanese è importante che gli agglomerati urbani, centro+periferia, siano più verdi prevedendo di piantare una grande quantità di alberi. La seconda proposta punta lo sguardo alle scuole: è necessario che siano adeguate e rese sicure e che diventino veri e propri centri culturali.

” LE scuole devono essere hub di comunità, luoghi centrali: è essenziale che siano aperte, per riscoprire quella comunità di quartiere che dovrà essere la base delle nuove città” – S.Boeri all’Ansa

La terza proposta è quella di un collegamento e dialogo tra i centri urbani e i borghi storici, cercando di ripopolare quei 5000 paesini quasi deserti che caratterizzano la nostra penisola, un patrimonio da salvaguardare. Il quarto punto ricalca la tesi di Fuksas, ovvero la sostituzione edilizia delle strutture obsolete. Bisogna incentivare il rinnovamento eliminando gli oneri di urbanizzazione per chi volesse costruire salvaguardando l’ambiente e in maniera più sostenibile. L’ultimo aspetto riguarda lo spettacolo. Propone un Live Music Act per cui tutte le manifestazioni culturali e di intrattenimento che terminano entro le 23 hanno bisogno solo di un’autocertificazione.

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L’assenza di Renzo Piano

Dopo aver ascoltato le proposte di Fuksas e Boeri, ci si è chiesti come mai tra loro non c’è l’archistar italiana per antonomasia? Di certo possiamo supporre che sia stato contattato, ma come mai non era presente? Perché ha rifiutato l’invito? Una risposta non è pervenuta ma possiamo supporre che non sia dovuto a motivi politici, essendo l’architetto genovese in passato molto vicino al Partito Democratico. Né per essenza di idee, dato che ha sempre mostrato il suo interesse nell’intervenire attivamente nella società italiana. Forse una protesta dopo aver visto eliminare, dallo scorso governo, il proprio piano per le periferie? Ricordiamo che seppure sia cambiata la maggioranza il Premier è sempre lo stesso, e medesima è anche la prima forza politica che lo sostiene (il Movimento Cinque Stelle n.d.r.).

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corriere.it – Disegno di villa Pamphilj

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