«Quando si vede per la prima volta lo stadio Giuseppe Meazza […] è arduo non restare senza fiato. Quando è illuminato, pare un’astronave atterrata in un quartiere residenziale. Potrebbe affrontare la Morte Nera e vincerla. Sì, è così impressionante». Così Tony Evans del Times commentò, in una classifica del 2009 stilata da ex calciatori e giornalisti, quello che all’estero è conosciuto come “The San Siro”, collocato in seconda posizione nella graduatoria degli stadi più belli del mondo. I record non finiscono qui: da un’analisi condotta dall’Università degli Studi di Milano nel 2014, San Siro rappresenta uno dei massimi simboli della città.

È inoltre lo stadio più grande d’Italia grazie ai suoi 80’018 posti e l’unico in Europa ad ospitare due squadre di livello internazionale; pertanto a livello di club, sommando le vittorie internazionali di Milan e Inter, risulta essere il più titolato al mondo. Questa è la storia dello stadio più importante d’Italia, raccontata con sentimento e trasporto da Passione Stadi, sito italiano per tutti gli appassionati di stadi del passato del presente e del futuro.

Gli inizi

Questo stadio dei record, così unico nel suo genere, è caratterizzato da una storia altrettanto unica: la conformazione attuale è in gran parte frutto di una imponente ristrutturazione del 1990, una delle ultime in ordine di tempo. La stratificazione di San Siro, fatta di aggiunte, dilatazioni e rimaneggiamenti, è propria di una mega-infrastruttura che è cresciuta vorticosamente intorno a se stessa, seguendo le esigenze di uno sport, il calcio, che nel corso dei decenni ha riscontrato una sempre maggiore popolarità.

San Siro, storia architettonica dello stadio più importante d'Italia
PH: facebook.com/PassioneStadi

San Siro è il risultato di trasformazioni avvenute in diversi periodi storici a partire dal 1925, anno di realizzazione del primo progetto. In quegli anni il quartiere omonimo si stava configurando come una nuova cittadella dello sport, soprattutto grazie alla costruzione degli ippodromi e di una nuova linea tramviaria. Parallelamente il calcio stava riscuotendo un sempre maggiore successo di pubblico; l’allora presidente del Milan Piero Pirelli decise pertanto di costruire uno stadio dedicato a questo sport.

San Siro nel 1925

Per la realizzazione vennero incaricati gli architetti Ulisse Stacchini e Alberto Cugini, che svilupparono quello che sarebbe stato il nucleo originario dello stadio di San Siro. Il progetto prevedeva quattro tribune in cemento armato con ossatura a pilastri, travi e solette, di cui una protetta da una pensilina in ferro; tale struttura poteva contenere tra le 35’000 e le 40’000 persone suddivise tra tribune e parterres. Il primo San Siro era una pragmatica risposta ad un programma monofunzionale, finalizzato al gioco del calcio: risultava essere strutturalmente meno avveniristico di altri stadi italiani, come quello Comunale a Firenze.

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San Siro venne inaugurato nel 1926 con la partita Milan-Inter, conclusasi con la vittoria di quest’ultima; nel frattempo anche in altre città italiane vennero realizzati nuovi stadi, applicando i risultati delle ricerche più avanzate. Questa tipologia architettonica iniziava a configurarsi come un’infrastruttura destinata ad una folla dinamica, partecipe ed emotiva, il cui funzionamento doveva essere il più chiaro possibile. Apparve pertanto evidente, a dieci anni dalla costruzione, la necessità di un ammodernamento dello stadio di San Siro, che nel frattempo, essendo stato acquistato dal Comune di Milano, era diventato un impianto sportivo di interesse civico.

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Nel 1937 venne approvato il progetto di ampliamento dell’ingegnere Bertera e dell’architetto Perlasca, che prevedeva la sopraelevazione delle tribune di testa e la costruzione di quattro nuove tribune di raccordo. La capacità del nuovo San Siro, inaugurato dalla partita Italia-Inghilterra del 13 maggio 1939, raggiungeva le 55’000 persone. Questo numero però risultò insufficiente già nei primi anni del dopoguerra; iniziò pertanto a profilarsi l’ipotesi di un ulteriore ampliamento, occasione che offriva, oltre ad un incentivo alle attività economiche, anche il segno di una volontà di rinascita e di orgoglio civico.

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Iniziarono così i lavori di ampliamento dello stadio, progettati da Ferruccio Calzolari e da Armando Ronca, che prevedevano la realizzazione di un secondo anello tramite la sopraelevazione della struttura preesistente. Una trasformazione radicale: il nucleo originario venne drasticamente inglobato in una nuova struttura in calcestruzzo, i cui costoloni a sbalzo, a sostegno di gradinate, scale e rampe di accesso, andarono ad avvolgere lo stadio preesistente, conferendo al nuovo San Siro un’imponente forza dinamica. Dal maggio 1954 al novembre 1955 trecento operai si affaccendarono sugli spalti in costruzione, irti di ferri di armature, che venivano via via occupati e liberati seguendo il flusso dei tifosi.

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San Siro nel 1960

Il 22 aprile 1956 il nuovo stadio venne inaugurato ufficialmente in occasione dell’incontro Italia-Brasile, conclusosi con un entusiasmante 3 -0, tra le lodi per le ottime condizioni di visibilità, i posti più comodi e la circolazione più rapida. “Sterminato, imponente, armonioso”: così commentavano entusiasti i giornali dell’epoca, affascinati da un’opera i cui vincoli tecnici erano stati trasformati in grandiosi elementi espressivi, primi tra tutti le rampe che, avvolgendo la costruzione, scandiscono il volume in aggetti e rientranze dal marcato chiaroscuro. I flussi diventano così i veri protagonisti dello stadio, tanto da trasformare le facciate in luoghi vissuti, definiti da dinamici percorsi di rampe e scale.

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Non molti anni dopo si presentò la questione di un ulteriore potenziamento della struttura di San Siro, soprattutto in vista dei Mondiali di calcio del 1990; oltre al problema della capienza si avvertiva la necessità di dotare lo stadio di maggiore comfort e sicurezza. Si contemplò l’ipotesi di costruire un nuovo stadio, ma per motivi economici e logistici si preferì procedere con la ristrutturazione della struttura esistente, dotata di una riconoscibile immagine architettonica. Gli architetti Giancarlo Ragazzi e Enrico Hoffer, insieme all’ingegnere Leo Fenzi, si occuparono del progetto di ristrutturazione, la cui componente più spettacolare è senza dubbio l’aggiunta di un terzo anello di gradinate, poste in continuità rispetto alla struttura esistente, e di una copertura sorretta da una imponente struttura a tralicci rossi.

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Undici torri cilindriche, oltre a sostenere l’intera sopraelevazione insieme alla copertura, permettono di raggiungere il nuovo livello in modo del tutto indipendente rispetto ai sistemi d’accesso preesistenti; in questo modo il terzo anello risulta essere una struttura a sé stante, permettendo così l’esecuzione dei lavori durante due intere stagioni di campionato. Questa imponente sopraelevazione arricchisce la volumetria dello stadio, la cui dinamica ascensionale viene notevolmente potenziata nella sua componente plastica. La vicinanza con l’attiguo Trotter di via dei Piccolomini non consentì di completare il terzo anello, che pertanto avvolge solo tre lati del catino di San Siro. Ciò consentì di definire, sul quarto lato, una spettacolare apertura di 20 metri, che offre agli spettatori una scenografica vista dei tetti di Milano.

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San Siro ai giorni nostri

Nel 2008 San Siro fu ulteriormente riqualificato, al fine di adeguare la struttura alle normative UEFA, diminuendo la capacità massima di spettatori ad 80.018; successivamente il manto erboso è stato sostituito da un tappeto sintetico di fibre naturali e sintetiche.

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La capacità di trasformarsi e di reinventarsi è propria dell’eccezionale struttura di San Siro, la cui immagine è stata progressivamente modellata secondo le rinnovate esigenze del pubblico e del gioco del calcio. Tale processo ha dotato Milano non solo di uno stadio funzionale e riconoscibile, ma soprattutto di una mega-struttura unica nel suo genere, il cui linguaggio architettonico è stato via via potenziato e migliorato grazie alle ardite ideazioni di audaci progettisti. Il nucleo originario, mai distrutto, partecipa ancora alla vita del grande stadio, con le sue invisibili ma presenti strutture. Le vicende di San Siro ricordano quelle delle nostre città, che sono andate via via a ingrandirsi e a stratificarsi, adattandosi a nuove esigenze e inventando nuovi modi di vivere.

Ecco riassunto San Siro: una fabrica moderna, un tempio allo sport in perenne divenire.