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Villaggio Olimpico Milano-Cortina 2026, si inizia

Il progetto per il villaggio Olimpico Milano-Cortina 2026 è stato ultimato; lo studio di architettura Skidmore, Owings & Merrill (SOM) ha presentato il progetto che si svilupperà nell'area dell'ex scalo di Porta Romana a Milano.

Categorie Architettura · Impianti sportivi
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Le Olimpiadi invernali Italiane che si terranno a Milano e Cortina nel 2026 sono in preparazione, la data è relativamente vicina e gli impianti devono essere perfettamente completati per poter svolgere al meglio questa manifestazione di livello internazionale. Il villaggio Olimpico sorgerà nell’area dell’ex scalo di Porta Romana a Milano; il progetto è stato realizzato dallo studio Skidmore, Owings & Merrill (SOM). Diverse imprese hanno sottoscritto il contratto di appalto per la realizzazione dell’opera; in particolare le imprese partecipanti sono: Impresa Cev, Grassi e Crespi, e Milani.

L’operazione finanziaria è stata promossa e incentivata dal Fondo di investimento Porta Romana, la gestione è demandata al fondo leader nel campo degli investimenti, sviluppo e conduzioni immobiliari Coima Sgr, con sottoscrizione e garanzie pervenute anche dalla società immobiliare francese Covivio; dalla società operante nel mondo del lusso Prada Holding e dal fondo leader Coima Esg City Impact; a novembre dell’anno 2020 quest’area è stata aggiudicata per un importo di 180 milioni di euro.

L’ambizione ed il futuro di questo progetto

Il villaggio olimpico che sorgerà in quest’area non sarà l’ennesima opera “usa e getta”; il progetto complessivo è molto ambizioso e si prefigge anche l’obiettivo di riqualificare l’intera area. Infatti l’opera di rigenerazione urbana dello scalo di porta Romana non sarà fine a se stessa; al termine dell’evento la città di Milano riceverà in dote gli immobili trasformandoli in residenze di edilizia libera ed agevolata; una sorta di campus dormitorio per studenti da circa 1700 posti letto; vari studi ed uffici; un laboratorio multidisciplinare ed un grande parco urbano.

Il cronoprogramma previsto è molto serrato, nella fase iniziale si è provveduto alla bonifica ed agli scavi preliminari; la consegna finale è prevista per luglio 2025. La data di gennaio 2023 segna l’inizio dei lavori di costruzione; le paratie saranno invece consegnate a fine febbraio.

Skidmore, Owings and Merrill, scuola di pensiero

Nel lontano 1936 dall’unione e la collaborazione di due architetti ed un ingegnere nacque il gruppo SOM, un’azienda ricca di competenze e di voglia di lavorare al massimo delle potenzialità di ogni componente. Da questa filosofia d’unione il gruppo SOM cresce fino a includere urbanisti e pianificatori, interior designer e altro ancora. Tutti i tem sono composti da professionisti di ogni settore per soddisfare al meglio ogni esigenza. Dall’ingegneria sostenibile, alla progettazione sanitaria, all’urbanistica rigenerativa, ogni sezione e campo di impiego è coperto; ogni competenza si intreccia e compensa le altre creando un tutt’uno. Questo è il modo di progettare secondo l’idea dei fondatori Skidmore, Owings and Merrill, ed ancora oggi si custodiscono e si seguono quelle direttive.

Il progetto del villaggio olimpico nel dettaglio

Il villaggio olimpico sorgerà precisamente nell’area a sud-ovest dello scalo di Porta Romana ed avrà un impatto più che positivo senza stravolgere le attività ed il tessuto esistente, anzi, garantendo consequenzialità ed integrazione del nuovo. Il masterplan denominato -Parco Romana- è stato frutto di un concorso di caratura internazionale. Il gruppo di progettisti sotto il nome di Ground Up aveva riunito i ben più noti su panorama internazionale: Diller Scofidio + Renfro, Plp Architecture, Carlo Ratti Associati e Arup; insomma un parterre importante che sicuramente non ha disatteso i risultati.

«Alcune dichiarazioni durante la conferenza stampa di presentazione così recitavano: Grazie alla collaborazione pubblico-privato fra gli acquirenti e Fondazione Milano-Cortina, con Comune di Milano e Regione Lombardia, il villaggio olimpico sarà sviluppato coniugando le esigenze di utilizzo pre e post competizione, per realizzare un progetto emissioni operative zero raggiungendo i requisiti Nzeb (Nearly zero energy building) e consentire l’integrazione, nel futuro quartiere, degli spazi fisici e dei servizi progettati per gli atleti, minimizzando i lavori di riconversione e gli impatti ambientali».

Parole che fanno ben sperare e che hanno tutta la carica di positività e buone intenzioni ben coniugate da tutte le parti chiamate in causa per questa grossa operazione di sviluppo, crescita economica, visibilità e progresso urbano.

Materiali innovativi e sostenibili

Altri aspetti da non trascurare e che rendono questo progetto esempio anche per costruzioni future riguardano i materiali utilizzati. Sempre durante la conferenza stampa le dichiarazioni dei developer:

«I materiali usati saranno selezionati per le loro caratteristiche di sostenibilità (riciclabilità, riuso, ecocompatibilità ambientale), tutti gli edifici saranno certificati Leed®, le strutture edilizie saranno permanenti e quelle temporanee saranno riutilizzabili. Più del 60% dell’energia sarà prodotta grazie all’istallazione di impianti che sfruttano le fonti rinnovabili, tra cui impianti solari termici e fotovoltaici; le acque meteoriche saranno raccolte e riutilizzate, con una riduzione di CO2 del 40% per riscaldamento/raffrescamento».

Gli spazi esterni attrezzati

Per quanto riguarda il “verde” quindi la parte del polmone dell’area è quantificato per circa 50% del totale di tutto il lotto. Questi spazi sono stati progettati dall’architetto Michela Desvigne, con il masterplan di Outcomist; la parte paesaggistica curata dall’architetto Elizabeth Diller che già è stata protagonista del progetto della nota dell’Highline di New York.

Come già detto questi spazi devo essere riutilizzati anche dopo l’evento ed essere fruibili al massimo delle loro possibilità anche alla fine della vetrina mediatica. Gli studenti e tutta la cittadinanza devono poter beneficiare di questa occasione; in sintonia ed armonia con le altre strutture dello Scalo e con l’intero tessuto della città, le nuove costruzioni sono integrate perfettamente come già ribadito. Nello specifico, attorno al parco centrale sorgeranno residenze, uffici, social housing, student housing e servizi interconnessi a tutta l’area metropolitana. Le connessioni con tutto il tessuto urbano avvengo tramite le stazioni della ferrovia, ferrovia nota per le sue linee ben collegate con ogni angolo della città e della metropolitana che è altrettanto famosa per essere un’eccellenza almeno su panorama italiano.

Il più grande piano di rigenerazione urbana di Milano comprende anche quest’area di cui stiamo parlando; probabilmente è l’operazione più importante dei prossimi 20 anni che coinvolge l’area Meneghina. Il totale del complesso ferroviario dei sette scali è di circa 1 milione e 250 mila metri quadrati, di cui soltanto 200 mila rimarranno funzione originale cioè ferroviaria. Gli scali interessati, ex Ferrovie dello stato, sono: Farini, Porta Romana, Porta Genova, Greco-Breda, Lambrate, Rogoredo, San Cristoforo. Il progetto dello scalo di Porta Romana è omnicomprensivo degli accordi di programma sottoscritti nel 2017 di cui sono parte Comune di Milano, Regione Lombardia, Ferrovie dello Stato Italiane (con Rete Ferroviaria Italiana e FS Sistemi Urbani).

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