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Il CNI propone cambiamenti per l’Albo degli Ingegneri

E’ di poco tempo fa la notizia che riguardava importanti novità per gli ingegneri in ambito accademico. L’idea era quella di snellire l’attuale percorso di studi per aspiranti ingegneri, tramutandolo in una formula quadriennale. Il 18 maggio, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha diramato una lettera, indirizzata al Ministero dell’Università e della Ricerca, riguardante una riforma all’accesso all’albo professionale degli ingeneri. La lettera contiene non solo le perplessità sull’attuale corso, ma anche una serie di provvedimenti da prendere nell’immediato futuro.

Situazione critica per i professionisti Junior

I dati, forniti dal Centro Studi del CNI, parlano chiaro e tolgono ogni dubbio sull’inefficacia del percorso breve in ingegneria. La maggior parte (84%) degli studenti laureati nel corso triennale in ingegneria proseguono gli studi per completare il percorso quinquennale. In conseguenza a questo, la sezione B è poco considerata dai giovani laureati. Solo il 4% dei laureati triennali sceglie di iscriversi all’albo degli ingegneri junior, sia perché molti ritengono sia una perdita di tempo che non porta risultati in ambito professionale, sia perché le competenze di un ingegnere junior risultano assai ridotte e in alcuni casi poco chiare.

Il motivo di tale scelta è sicuramente dovuto alla scarsità di richiesta di ingegneri junior in aziende private e pubbliche. Soprattutto nelle Pubbliche Amministrazioni, la figura dell’ingegnere junior non è richiesta e, addirittura, a questi vengono anteposti tecnici diplomati alle scuole secondarie superiori. Assolutamente condivisibile se si pensa al fatto che la conoscenza fornita dai corsi di laurea triennale non risultano sufficienti a garantire esperienza professionale, poiché non sono previsti tirocini o stage finalizzati all’apprendimento professionale (eccetto alcuni casi, di brevissima durata).

La proposta sui corsi di laurea

Nella circolare del 18 maggio viene menzionata la possibilità di riorganizzare le lauree in ingegneria cambiando il modo in cui vengono valorizzati alcuni contenuti accademici e mitigando diverse criticità che persistono nell’attuale condizione. La riforma proposta riguarda l’intenzione di voler differenziare notevolmente la laurea triennale da quella magistrale, nonché della volontà di portare ad esaurimento l’attuale sezione B dell’albo degli ingegneri, portando gli iscritti, tramite upgrade volontario, direttamente alla sezione A previa acquisizione di crediti formativi accademici. In accordo con tali cambiamenti, subirà importanti modifiche anche lo svolgimento e la modalità degli esami di stato. Infatti, per chi già possiede un’esigua conoscenza professionale, sarà previsto un modesto snellimento dell’esame. Questo, senza dubbio, migliorerà la vita degli aspiranti professionisti che, ad ora, sembrano essere in costante declino.

Gli obiettivi del CNI si possono tradurre in una semplice parola: velocità. Troppi ritardi e rallentamenti sono previsti nell’attuale percorso di studio. A partire dall’inutile (ai fini professionali) discussione di una tesi di fine percorso laurea di primo livello. Esso garantisce, sia per la dispendiosa ricerca disciplinare sia burocratica, un consistente rallentamento. A discapito di ciò ne va l’apprendimento.

Presidente del CNI, Armando Zambrano. Ph. ilgiornaledellaprotezionecivile.it

La proposta di riforma

Il CNI in prima battuta propone di snellire il percorso di studi di durata triennale più biennale, in un’unica forma di durata quadriennale composto da due anni incentrata alla conoscenza delle discipline scientifiche e negli ultimi due anni nelle discipline di settore con un’unica discussione di tesi. Ciò che riguarda sostanziali riforme riguarda l’esame di abilitazione. Esso dovrà essere preceduto da un periodo di tirocinio pari a 18 mesi in strutture produttive e/o professionali qualificate. In alternativa basta aver intrapreso un corso di specializzazione organizzato da strutture accademiche coadiuvate ad aziende di settore. Cattive notizie per periti e geometri che non potranno accedere all’albo degli ingegneri né dovranno essere consentiti trasferimenti da corsi triennali professionalizzanti a quelli ingegneristici.

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Norma transitoria

Il CNI, oltre a proporre la riforma, si fa carico di espletare una norma transitoria che potrà essere messa in atto in attesa dei cambiamenti. Pur rimanendo la forma attuale 3 + 2, non saranno consentiti ulteriori iscrizioni alla sezione B dell’albo. La tesi di laurea del corso triennale potrà non essere prevista per chi prosegue il percorso e, invece, per chi decide di fermarsi ci sarà la possibilità di passare al percorso professionalizzante, previa integrazione delle competenze acquisite.

Per l’upgrade degli iscritti alla sezione B alla sezione A se ne farà carico lo stesso CNI che mette a disposizione la propria Agenzia Nazionale di Certificazione Competenze Ingegneri. Tale sistema comprova la competenza professionale di base e di specializzazione. Tale certificazione attesta un’esperienza di lavoro di durata non inferiore a quattro anni, di cui almeno due nel settore per la quale è richiesta certificazione.

Il candidato dovrà fare richiesta sulla piattaforma già operativa della certificazione delle competenze. Dovrà specificare, inoltre, a quale ateneo è interessato e per quale corso di laurea magistrale in ingegneria richiede riconoscimento delle competenze. La valutazione sarà effettuata sulla base di un’analisi documentale e tramite colloquio conoscitivo. Il costo, perché ovviamente il tutto sarà a carico del candidato, sarà diverso per ogni ateneo.

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Gianluigi Filippohttps://buildingcue.it
Laureato in Ingegneria Civile presso l' Università della Calabria con tesi sull'analisi del modello idraulico di una rete idrica. Laureando magistrale Ingegneria Civile indirizzo Idraulica.