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Contributi per i Comuni per progetti di rigenerazione urbana

In Gazzetta Ufficiale n. 56 del 6 marzo 2021, pubblicato il Dpcm che stabilisce criteri e contributi destinati ai Comuni per progetti di Rigenerazione Urbana.

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Buone nuove per i Comuni che intendono avviare una progettazione di rigenerazione urbana. Infatti, con Dpcm, emanato dal Presidente del Consiglio di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, Ministro dell’interno e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, dal titolo “Assegnazione ai Comuni di contributi per investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale” parte l’iniziativa di erogazione di finanziamenti rivolti al miglioramento della vivibilità in quelle realtà marginalizzate. Ma tutti i Comuni possono attingere ai contributi? Come si assegnano?

A chi sono rivolti

Come già anticipato, i finanziamenti sono acquisibili da tutti i Comuni che presentano dei requisiti minimi. Tali requisiti riguardano, per lo più, la popolazione dello stesso. I Comuni interessati devono avere una popolazione maggiore ai 15 mila abitanti e non devono essere capoluoghi di provincia, né tanto meno città metropolitane. Ogni Comune può attingere ad un massimo di: 5 milioni di euro per i Comuni con popolazione da 15 mila a 50 mila abitanti, 10 milioni di euro per i Comuni con popolazione da 50 mila a 100 mila abitanti, 20 milioni di euro per i Comuni con popolazione superiore a 100 mila abitanti.

Il degrado in cui versa il centro storico di Palermo. Ph. ilmoderatore.it

Per quanto riguarda la ripartizione annuale, essendo finanziamenti validi fino al 2034, sono calcolati con tali limitazioni: 150 milioni di euro per il 2021, 250 milioni per il 2022, 550 milioni di euro per il 2023 e altrettanti per il 2024, 700 milioni di euro per i restanti anni (ciascuno). Ai Comuni finanziati saranno erogati in tre distinte tranche: la prima, il 30 per cento del finanziamento, ad avvenuta verifica affidamento lavori, la seconda, il 60 per cento, in concomitanza con l’avanzamento dei lavori, il restante 10 per cento ad avvenuto invio del certificato di collaudo al Ministero dell’Interno.

Progetti ammissibili

I progetti ammissibili per ricevere i contributi per la rigenerazione urbana devono avere delle peculiarità. I progetti, infatti, devono riferirsi a interventi atti a ridurre i fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, tipico di molte realtà cittadine. Oltre questo, gli obiettivi principali devono riguardare il miglioramento della vivibilità, rinnovamento urbano sia dal punto di vista tecnologico che sostenibile, nonché ambientale. C’è da precisare che, i contributi saranno erogati per singola opera pubblica o, comunque, per un insieme di interventi. Vediamo quali sono gli interventi ammissibili.

Centro storico di Catania. Ph. esplorasicilia.com

Uno degli scopi principali è quello di riutilizzare e rigenerare aree pubbliche già esistenti. Per questo motivo viene definito, come intervento ammissibile, quello del riuso e rifunzionalizzazione di aree e strutture già esistenti, compresa lo smantellamento di opere abusive. Al fine di promuovere lo sviluppo sociale, è possibile intervenire con ristrutturazione su edifici pubblici, per utilizzarli ai fini servizi sociali, culturali e didattici. La sostenibilità deve essere il fulcro del progetto, sia in ambito mobilità che in ambito ambientale.

Termini e condizioni

Il Comune che intende acquisire i contributi deve presentare il proprio progetto di rigenerazione urbana entro dei termini prestabiliti. Tali limitazioni sono stabilite in funzione degli affidamenti. Infatti, l’Ente deve affidare i lavori entro 15 mesi, per opere il cui costo si aggira tra i 750 mila euro e i 2,5 milioni di euro, invece per le opere il cui costo è maggiore, l’affidamento dei lavori deve verificarsi prima di 20 mesi. Il procedimento di acquisizione sarà monitorato attraverso un sistema inserito nella Banca dati delle pubbliche amministrazioni, ovvero il BDAP.

Daniele Franco, Ministro dell’economie e delle finanze. Ph. lastampa.it

Inoltre, sono stabilite altre condizioni riguardanti i termini, a beneficio degli Enti. Se l’Ente beneficiario emana un livello di progettazione esecutivo e se le spese interessano lo stesso, allora ai termini saranno aggiunti ulteriori 12 mesi. A questi si possono aggiungere altri 3 mesi se l’Ente utilizza gli istituti della Centrale Unica di Committenza (CUC) o della Stazione Unica Appaltante (SUA) per effettuare le procedure di selezione. Una grande occasione per tutti quei Comuni che versano in condizioni degradate. Soldi caduti dal cielo o segno di crescita?

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