In quella che molto probabilmente verrà ricordata come l’estate più tragica di sempre per le infrastrutture italiane, il ponte Morandi, ormai simbolo della città di Genova, è improvvisamente crollato uccidendo 41 persone, bilancio destinato a salire a causa dei diversi dispersi intrappolati sotto le macerie. In questi giorni se ne sono dette e lette tante: da fantomatici ingegneri in diretta tv, a leoni da tastiera che si improvvisano strutturisti, a complotti che urlano alla detonazione del ponte.

La redazione di BuildingCuE si è da subito sottratta allo sciacallaggio mediatico, non traendo conclusioni affrettate e lasciando lo spazio giustamente al silenzio, cosa che molte testate, anche le più autorevoli, non hanno mai fatto. In attesa di dati certi sia sulle vittime che sulle cause del crollo, a cui seguiranno vari nostri interventi, ci sentiamo di condividere in questo momento il silenzio del prof. Edoardo Cosenza dell’Università Federico II di Napoli. Nato a Napoli il 3 maggio del 1958, è una delle più importanti menti nell’ambito della Tecnica delle Costruzioni, autore di uno dei libri più accreditati sulle strutture in Cemento Armato e attualmente Componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. In un post Facebook che la nostra redazione condivide pienamente, il Prof. dà un suo parere sulla tragedia di Genova.

POST TECNICO E PURE LUNGO

“Ho subito deciso di non partecipare al dibattito mediatico e mi avevano cercato persino BBC e TV tedesca. E soprattutto ho deciso di non avere ruoli nelle varie Commissioni. Sono un Componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il massimo organismo tecnico del MIT – e quindi dello Stato – e ritengo giusto non avere ruoli di parte.

Affido solo alla mia modesta pagina Facebook qualche considerazione, senza filtri.

Ed allora vorrei dire anche io qualcosa sul crollo.

Non c’è dubbio che la crisi di uno strallo porta rapidamente al collasso dell’intero cavalletto e delle campate adiacenti. Il sistema nasce per essere fortemente compresso dagli stralli, una elevatissima compressione quasi centrata che fa lavorare in condizioni ottimali il calcestruzzo. Le piccole eccentricità che nascono per non simmetrie di carico o di altro, non credo che portino in trazione il calcestruzzo, nelle condizioni di progetto. Ovviamente la soletta da ponte invece è inflessa e perciò è stata precompressa.

Con questo comportamento, praticamente pendolare, il collasso di uno o più stralli porta ad una rottura complessiva rapidissima. Nessun elemento è in grado di portare le enormi flessioni ed a catena, in frazioni temporali rapidissime, cede tutto. Con termini più mderni si direbbe che è una delle tante strutture “fragili” esistenti al Mondo, o con terminologia ancora più recente, “Poco Robusta”.
Ma questi ultimi sono requisiti che anche alle strutture moderne vengono chiesti da pochi anni con le nuove Norme Tecniche. E che non si possono chiedere a certi tipi di strutture anche usatissime oggi; su questo punto non mi posso soffermare.

Dunque il cedimento di uno strallo equivale ad un arresto cardiaco.

Ma il ponte è deceduto per arresto cardiaco? Con questa dizione medica che noi riteniamo un poco banale che alla fine non chiarisce? È chiaro che se c’è arresto cardiaco il paziente muore, ma perché c’è stato l’arresto?

Cioè tornando ai termini ingegneristici, perché ha ceduto uno o più stralli? E il cedimento è una causa o un effetto?

E quí viene la parte che merita silenzio. Perché può esserci stata corrosione degli stralli non prevista e non vista; oppure tensioni negli stralli da fatica ciclica troppo elevata; oppure cedimento improvviso del vincolo fra strallo e soletta; oppure vibrazioni da vento e pioggia (addirittura qualcuno ha parlato di fulmine) che hanno portato a sollecitazioni negli stralli assolutamente anomale; oppure ci sono stati cedimenti improvvise delle campate appoggiate sulle selle che hanno portato ad azioni flessionali dinamiche inaccettabili sul sistema strallato; oppure una combinazione delle cose che ho enunciato; oppure tanto altro ancora che adesso non mi viene in mente … E perciò il silenzio.

Solo analisi approfondite e complessive su: progetto eseguito, filmati disponibili, parti strutturali rimaste, materiali nello stato di vecchiaia attuale, condizioni di pioggia e di vento prima del crollo, magari prove su modelli, ecc ecc potranno far arrivare alle necessarie conclusioni. Che dovranno essere affidabili e che non dovranno lasciare dubbi. Nessuno, dico nessuno, ha il diritto di avanzare ipotesi senza questi studi.

Nel rispetto delle povere vittime incolpevoli ed inconsapevoli e dei loro familiari di questa grande tragedia nazionale.

A chi ha avuto la pazienza di arrivare fino in fondo di questo post di lunghezza eccessiva rispetto agli standard di Facebook ed al tempo di attenzione dei lettori, chiedo un ulteriore sforzo: Non mi chiedete altro. IO NON SO COSA SIA SUCCESSO e se me lo chiedete vuol dire che non avete compreso, certamente per mia poca chiarezza, quello che è scritto in questo post. Grazie.”