Il grattacielo ha una storia che risale a più di 120 anni fa. Solamente però verso la fine degli anni ‘60 è entrato in una fase di innovazione e accelerazione, che ha reso questa struttura un’icona dell’architettura moderna. Il Council on Tall Buildings and Urban Habitat, fondato nel 1969 a Chicago, è un’associazione no profit che studia e interpreta i rapidi cambiamenti in atto nel campo della progettazione e dell’ingegneria degli edifici alti.

Quest’anno, in coincidenza con la celebrazione del 20° anniversario della Jin Mao Tower a Shanghai, il CTBUH ha rilevato la sua lista dei 50 edifici più influenti degli ultimi 50 anni, e al suo interno troviamo anche il Bosco Verticale, il bellissimo edificio realizzato dall’architetto italiano Stefano Boeri. Un riconoscimento davvero importante, non solo per il prestigio della fonte, ma soprattutto perché sottolinea come il grattacielo di Milano sia stato il capostipite di una branca dell’architettura, quella eco sostenibile, che oggi tutti tentano di perseguire.

Chi c’è nella lista

Questo riconoscimento è prima di tutto un premio alla sperimentazione in architettura, in secondo luogo è un premio all’idea che la natura vivente possa diventare in futuro una componente essenziale dell’architettura e le foreste una componente essenziale delle nostre città.”

Queste le parole di Stefano Boeri, l’archistar italiana che ha fatto del Bosco Verticale il suo marchio distintivo, e che è stato replicato con successo in diverse città come Losanna, Utrecht, Parigi e anche in Cina. Il Bosco Verticale è l’unico grattacielo italiano presente in lista e si aggiunge agli altri, pochi, grattacieli che rappresentano l’Europa: sono solamente 9 su 50 le strutture realizzate nella nostra regione premiate dal CTBUH, di cui ben 4 realizzate a Londra. A rappresentare la capitale inglese ci sono il 30 St Mary Axe, comunemente chiamato il cetriolo e ormai simbolo della città, il The Shard, l’edificio più alto della Gran Bretagna, il Lloyd’s Building e il Leadenhall Building. Per il resto d’Europa troviamo invece il Post Turm di Bonn, la Turning Torso di Malmo, la Tour First di Parigi e la Commerzbank Tower di Francoforte.

La classifica è dominata da Asia (18 grattacieli), Stati Uniti (14) e Medio Oriente (5), tre dei paesi che più stanno spingendo l’ingegneria strutturale a livelli sempre più estremi, cercando di infrangere record su record. E’ ovviamente presente il Burj Khalifa di Dubai, attualmente il grattacielo più alto del mondo ma che presto potrebbe essere detronizzato, e tanti altri grattacieli di cui abbiamo parlato sulle nostre pagine: il CCTV Headquarters di Pechino, il MahaNakhon di Bangkok, la Shanghai Tower di Shanghai, il Taipei 101 di Taipei e la Torre Reforma di Città del Messico. Tra i grattacieli realizzati in paesi diversi da quelli citati ci sono solamente il 1 Bligh Street e il One Central Park di Sydney e la Torre Costanera di Santiago.

Il Bosco Verticale in breve

Leggendo la lista è innegabile quindi non pensare come l’inserimento del grattacielo italiano rappresenti un risultato eccezionale. Il Bosco Verticale è composto da due torri residenziali di 110 e 76 m di altezza sui quali sorgono 800 alberi di 3, 6 o 9 metri di altezza, 4.500 arbusti e 15.000 piante, oltre che una vasta gamma di arbusti e piante floreali, distribuiti in relazione alla posizione delle facciate verso il sole. Il sistema vegetale del Bosco Verticale crea uno speciale microclima che producendo umidità e ossigeno assorbe le particelle di CO2 e filtra le polveri sottili, aiutando a ripulire l’aria inquinata di Milano.

Il Bosco Verticale è tra i 50 grattacieli più iconici degli ultimi 50 anni

I diversi tipi di vegetazione creano un ambiente verticale che può anche essere colonizzato da uccelli e insetti, trasformando il Bosco Verticale in un simbolo della ricolonizzazione spontanea della città da parte di piante e animali. La diversità delle piante protegge anche le persone e le case dai raggi del sole e dall’inquinamento acustico.