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Norman Foster, la mini abitazione come concetto evolutivo di abitare

Il concetto di abitare è da sempre in continua evoluzione. L’architetto Britannico Norman Foster alla Biennale di Venezia ci propone un nuovo modello abitativo al passo coi tempi, sostenibile, compatibile con l’ambiente ed innovativo.

Categorie Architettura modulare · Design
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La residenza minima o mini abitazione, racchiude il concetto di economicità e rapidità di costruzione. Sono una grande speranza, un’ossessione, una fantasia dell’architettura moderna e contemporanea. Sin dal Novecento ha rappresentato la possibilità di alloggio stabile e confortevole per le masse, sostenuto dal benessere pubblico. Inoltre, è stato e rimane uno strumento essenziale per affrontare ricorrenti crisi geopolitiche e ambientali che richiedono sollievo e un rapido trasferimento delle comunità colpite; alluvioni, terremoti, guerre, tutti scenari che potenzialmente possono manifestarsi senza preavviso e quindi la risposta deve essere di imminente operatività.

In concomitanza con la Biennale di Architettura di Venezia 2023, la casa minima è la personale interpretazione di Norman Foster su questo tema attraverso il Basic Housing Research Project, promosso dalla società Holcim, uno dei principali fornitori di soluzioni innovative e sostenibili nei settori dell’edilizia dell’ingegneria civile e delle infrastrutture; ovviamente in collaborazione con la Norman Foster Foundation.

mini abitazione

La struttura

La struttura è un tunnel in cui uno spazio pubblico separa le cuccette dalle funzioni umide della cucina e dei bagni di fronte. Ci sono molti riferimenti al lavoro precedente di Foster; la galleria del Sainsbury Centre for the Visual Arts (1974-1978), anche se di diversa scala e funzione. I pannelli che tamponano le facciate corte sono un palese omaggio a Jean Prouvé, architetto e designer francese.

“Tutti gli ingredienti di una nuova architettura esistono già”, ci spiega Foster durante la presentazione, “ma dalla loro combinazione intelligente può scaturire qualcosa d’inedito”.

I protagonisti del progetto, il committente e l’architetto, si concentrano sul tema della sostenibilità, che dichiarano essere una preoccupazione comune. Foster lo testimonia anche con una retrospettiva in corso al Centre Pompidou di Parigi, dove ha collaborato con il curatore Frédéric Miguelou.

Il partener Holcim, leader nel settore dell’edilizia e dell’ingegneria civile

Holcim coinvolge un secondo partner di spicco nell’esperimento del cemento sostenibile; dopo Zaha Hadid Architects, protagonista nella stessa veste in occasione della Biennale di Venezia 2021. L’obiettivo è sia pragmatico – aggiornare l’attuale pratica architettonica – sia culturale, definendo e legittimando una narrazione positiva attorno a un materiale spesso stigmatizzato. Come tale, Essential Home presenta un innovativo involucro portante costituito da doppi strati di tessuto arrotolato (impregnato di cemento a basso tenore di carbonio e posato su casseri leggeri) che, una volta bagnato, polimerizza entro 24 ore.

Le unità prive di fondamenta poggiano su piattaforme permeabili di aggregato riciclato e sono collegate da lastre prefabbricate in calcestruzzo poroso. I loro polimeri ad emissione luminosa assorbono la luce solare durante il giorno ed emettono luce durante la notte. Non è un capriccio, ma un fattore per un ulteriore risparmio energetico.

Nelle parole di Edelio Bermejo, Head of Research and Development di Holcim, Essential Home non solo garantisce circa il 75% in meno di emissioni rispetto agli edifici convenzionali. In generale riassume tre termini chiave della filosofia del produttore: basse emissioni, efficienza energetica, circolarità. Foster rimarca ancora le sue riflessioni sulla durata del prototipo come una scelta valida e intermedia tra tende fragili e in gran parte usa e getta e strutture permanenti tradizionali, energivore e di lunga durata.

Indubbiamente sperimentale sul piano materico e tecnico e innegabilmente accattivante sul piano formale, Essential Home di Holcim e Foster è raffinata nei suoi semplici arredi interni in legno e rasenta il lusso per le dimensioni “particolari” dei suoi open space. Il prototipo presentato è di 54 mq, mentre l’unità più piccola e minima è di 18 mq.

Inoltre è inevitabilmente più costoso delle più comuni soluzioni di emergenza, con un investimento stimato di circa 4.000 euro a dispositivo. Con queste premesse, chissà se sarà un successo verso il futuro, un prototipo che potrà essere usato in ogni occasione che si presenti.

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Norman Foster + partners

Foster + Partners è uno studio di architettura e di design britannico fondato nel 1967 con sede a Londra. Lo studio è guidato dal suo fondatore e presidente Norman Foster e da Spencer de Grey.

Norman Foster nato a Manchester nel 1935 inizia a studiare architettura alla School of Architecture and Town Planning dell’Università di Manchester, laureandosi nel 1961. Successivamente consegue un master alla Yale University, dove conosce Richard Rogers, con cui lavora dal 1963 al ‘67 nello studio Team 4.

Nel 1967, Norman e sua moglie Wendy Foster fondarono Foster Associates, oggi Foster and Partners; circa 700 dipendenti, con sede a Londra e uffici a Berlino, Francoforte, Parigi, Hong Kong, Singapore, Tokyo ed altre città.

Dalla sua nascita lo studio ha ricevuto più di 220 premi e riconoscimenti e vinto 50 concorsi nazionali e internazionali. Lo studio londinese di Foster, da lui progettato e costruito, è diventato un punto di riferimento per progetti in tutto il mondo.

Nominato Lord dalla Corte Britannica (1999), tra i centinaia di premi ricordiamo i più prestigiosi: la Medaglia d’Oro dell’Accademia di Francia (1991). Medaglia dell’American Institute of Architects (1994). Si è inoltre aggiudicato i premi Stirling (1998 e 2004); il prestigioso premio Pritzker (1999) e l’Aga Khan Award (2007).

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