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Nüwa City, il progetto delle prime città su Marte

Entro il 2054 potrebbe avere inizio la costruzione di cinque città autosufficienti a misura d’uomo su Marte. La capitale si chiamerà Nüwa e in totale le città ospiteranno 1 milione di abitanti.

Categorie Architettura

Il team di architetti e designer ABIBOO Studio ha presentato il progetto della prima città sostenibile su Marte. La presentazione è avvenuta durante la 23esima Convention annuale internazionale organizzata dalla Mars Society, tenutasi nell’ottobre del 2020. Alla Convention erano presenti figure di alto livello provenienti da tutto il mondo, tra le quali il CEO di SpaceX Elon Musk e l’amministratore della NASA Jim Bridenstine. Nel febbraio del 2020 la Mars Society aveva dato il via ad un concorso per il miglior piano di progettazione di una città-stato su Marte.

Il progetto della ABIBOO Studio, denominato Nüwa, si è classificato finalista, insieme ad altri 9, tra i 175 presentati da tutto il mondo. Il nome scelto non è causale. Secondo la mitologia cinese, Nüwa è la divinità creatrice e protettrice degli esseri umani e degli animali. Dopo la prima idea di una casa Marte firmata BIG, Nüwa rappresenta una concreta possibilità per l’uomo di colonizzare il pianeta marziano.

Il progetto delle città su Marte

Il progetto prevede la costruzione di cinque città autosufficienti e a misura d’uomo, la cui capitale sarà proprio la città Nüwa. A causa della bassa pressione presente sul pianeta, gli edifici non potranno essere costruiti come sulla Terra. Per questo si svilupperanno prevalentemente in orizzontale e saranno costituiti da elementi tubolari e modulari da assemblare sul posto.

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Le strutture saranno disposte lungo il pendio di una delle scogliere del Pianeta, inseriti nella roccia e protetti da possibili meteoriti. Una delle località potrebbe essere Tempe Mensa, nella parte centro settentrionale del Pianeta. Poiché le radiazioni solari e gamma non consentiranno l’esposizione diretta con il cielo, i collegamenti avverranno tramite una rete di gallerie e di ascensori ad alta velocità.

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Verranno inclusi grandi spazi verdi destinati alle coltivazioni e all’allevamento di animali. La CO2 dovrà essere convertita in ossigeno e le acque trattate per diventare potabili. È stata anche studiata nel dettaglio la vita dei futuri abitanti, i quali potranno spostarsi da una città all’altra grazie a veicoli elettrici pressurizzati, treni leggeri e autobus e potranno frequentare spazi artistici, aree verdi e giardini urbani. Inoltre verranno analizzati modelli economici, forme di governo e sistemi educativi da seguire e portare sul pianeta rosso.

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Una mirata sinergia tra le parti

Il progetto, sviluppato in collaborazione con la rete SONet, nasconde una perfetta sinergia tra esperti nei più svariati ambiti. Dall’architettura all’astrofisica, dall’ingegneria spaziale alla chimica, dall’astrogeologia al design. Ogni città ospiterà tra 200.000 e 250.000 persone, per un totale di 1 milione di abitanti. Saranno collocate nei punti strategici del pianeta, in funzione di un miglior accesso all’acqua e di una confortevole conformazione del terreno.

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L’obiettivo è quello di cercare una soluzione urbana che possa fornire cibo, energia, materiali da costruzione e trasporti anche a considerevoli distanze dalla Terra. Secondo i più ottimisti i lavori potrebbero partire nel 2054 e concludersi entro il 2100.

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La corsa a Marte

Sebbene la corsa a Marte sia iniziata più di 60 anni fa, oggi stiamo assistendo ad una straordinaria accelerazione: dalle sonde cinese Tinwen-1 ed emiratina Hope ai viaggi interstellari di SpaceX, dalla missione NASA2020 ai proclami di Elon Musk. Tutto questo lascia presagire che la colonizzazione del pianeta rosso non è più utopia.

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La vita su Marte dovrà essere migliore di quella sulla Terra, non potranno essere ripetuti gli stessi errori. Ci è stata concessa una possibilità di ‘restart’ e dovrà essere sfruttata nel migliore dei modi. Per il momento non ci resta che attendere e lasciarci stupire da ciò che l’uomo è in grado di sognare, prima, e poi raggiungere.

di Raffaella Lobello

FONTI VERIFICATE

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