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Peace Bridge, alla scoperta del tubo strutturale canadese dell’archistar Calatrava

Entra ufficialmente nel suo secondo decennio di vita il Peace Bridge, il ponte ciclopedonale di Calgary ideato dall’archistar Santiago Calatrava che rappresenta un unicuum nel palmares del progettista elvetico-spagnolo

Categorie Architettura · Bridges
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Avete mai preso un treno dell’Alta Velocità da Roma a Milano? Se sì, molto probabilmente durante il viaggio avrete notato, in territorio emiliano, una serie di particolari strutture in acciaio che avranno senza dubbio attirato la vostra attenzione. Partendo dalle “onde” di metallo bianco della stazione AV Mediopadana di Reggio Emilia, e proseguendo poi coi tre ponti dell’A1. E’ impossibile non notarli dato che due di essi, di tipo strallato, presentano gli stralli disposti a ramo di iperbole. Il rimanente, di tipo ad arco a via inferiore, scavalca invece la linea ferroviaria. Anche questi rigorosamente bianchi come la stazione. Cos’hanno in comune queste opere?

Ponte di Calatrava di Reggio Emilia

La risposta è: portano tutte la firma dell’archistar spagnola (ma naturalizzata svizzera) Santiago Calatrava, famoso a livello mondiale per le sue opere di design organico. Caratterizzate tutte da forme eleganti e sinuose spesso derivate dalla natura e concettualmente dinamiche. Calatrava è noto non soltanto per queste opere progettate in Italia (a Roma, per la cronaca, c’è il complesso delle “Vele”, parte dell’incompiuta Città dello Sport), ma per progetti sparsi in tutto il mondo. A partire dalla Città delle Arti e delle Scienze di Valencia, probabilmente il suo capolavoro assoluto.

Città delle Arti e delle Scienze di Valencia

Sono innumerevoli le strutture e le infrastrutture progettate dallo spagnolo fra stazioni ferroviarie, aeroporti, complessi vari, musei, torri, teatri e ponti. Proprio in quest’ultima tipologia strutturale Calatrava si è particolarmente distinto coi suoi ponti ad arco a via inferiore e i ponti strallati (non a caso le stesse tipologie di Reggio Emilia), tutti rigorosamente bianchi.

Stazione AV Mediopadana di Reggio Emilia

A questo ben preciso modus operandi (o progettandi, volendo) dell’archistar sfugge però un’opera, il Peace Bridge di Calgary, in Canada. Cerchiamo di scoprire le peculiarità di questa mosca bianc… ehm nera rispetto all’esercito di mosche bianche di Calatrava!

Le particolarità strutturali del Peace Bridge

Il Peace Bridge è un ponte ciclopedonale situato a Calgary, Alberta, Canada. Attraversa il fiume Bow e collega i lati settentrionale e meridionale del centro città. Il ponte, progettato dal famoso architetto spagnolo Santiago Calatrava, viene inaugurato ufficialmente a Marzo 2012, e da qualche giorno ha compiuto il suo undicesimo anno d’età. La prima cosa che colpisce, oltre alla particolare forma, è il nome dell’opera, Peace Bridge (ossia “Ponte della Pace”). Questo è un omaggio alla reputazione di lunga data di Calgary come città di pace e come simbolo dell’impegno cittadino nel promuovere la convivenza pacifica tra i suoi abitanti.

Il Peace Bridge è un pezzo di architettura ed ingegneria unico e sorprendente, con la sua caratteristica struttura in acciaio bianco-rossa che ricorda un’elica o un filamento di DNA. Il ponte è lungo 126 metri e largo 6 metri ed è progettato seguendo requisiti rigorosi, senza sottostrutture nell’acqua e con un’altezza limitata dal pelo libero del fiume. È anche accessibile alle persone su sedia a rotelle, con pendenze dolci e corrimano per aiutare le persone con problemi di mobilità.

Il telaio in acciaio saldato ad alta resistenza forma due eliche intrecciate che avvolgono un cilindro ellittico. Per semplificare la produzione, è stato necessario modificare la purezza della geometria: la forma del cilindro è stata modificata per avere una curvatura basata su diversi raggi circolari invece della curvatura in continua evoluzione di un’ellisse. La rigida struttura elicoidale funge da rete reticolare che trasferisce i carichi tra le travi reticolari: elementi lineari in acciaio lungo la parte superiore e inferiore del ponte. La resistenza trasversale è fornita da due travi di bordo e dall’impalcato del ponte.

Un’opera estremamente particolare, dunque, che in poco più di dieci anni è divenuta simbolo di Calgary e del Canada.

Peace Bridge

Un netto stacco dai canoni stilistici di Calatrava

Le infrastrutture più famose dell’archistar spagnola sono caratterizzate da forme sinuose ed asimmetriche, spesso e volentieri con porzioni che si innalzano nel cielo e che fungon da sostegno a quelle più basse. Il Peace Bridge quindi, in questo senso, rappresenta un forte un allontanamento dai precedenti progetti di Calatrava. Altro elemento atipico è il colore; mentre la maggior parte dei disegni di Calatrava, come abbiamo avuto modo di vedere, sono bianchi, il Peace Bridge presenta come detto il rosso e il bianco usati sia nella bandiera del Canada che nella bandiera di Calgary.

Il ponte è una destinazione popolare sia per la gente del posto che per i turisti, con le sue viste mozzafiato sul fiume Bow e sul paesaggio urbano circostante. L’opera è anche diventata un luogo popolare per la fotografia delle aree circostanti della città. Specialmente al tramonto e di notte, quando si fonde col paesaggio di luci dei vicini grattacieli. Per il Peace Bridge, nonostante il nome benaugurante, non sono sempre state rose e fiori. Nonostante la sua popolarità, il ponte è stato anche oggetto di alcune controversie.

Peace Bridge di notte

La sua costruzione, inizialmente, ha subìto molta resistenza da parte di alcuni residenti, che hanno criticato il costo del ponte e il suo design. Il costo finale del ponte è stato di circa 25 milioni di dollari, di gran lunga superiore alla stima iniziale di 10 milioni di dollari. Tuttavia, da allora molti abitanti di Calgary hanno imparato ad apprezzare il ponte come punto di riferimento e simbolo del carattere unico della città. Tant’è che secondo alcune stime, il ponte viene percorso da 6000 persone al giorno e si è classificato tra i primi 10 progetti architettonici nel 2012 e tra i primi 10 spazi pubblici del 2012. Prosit!

FONTI VERIFICATE

  • Profilo LinkedIn del Dott. Bruno Dursin

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